Secondo i dati più recenti, le banche hanno aumentato l’importo erogato alle famiglie per l’apertura di nuovi mutui, anche se il divario rispetto alle richieste dei mutuatari rimane ancora elevato. I finanziamenti richiesti sono soprattutto a tasso fisso ma si registra una crescita anche per quanto riguarda il variabile parallelamente all’aumento dell’IRS. Dopo questo breve quadro generale andiamo nel dettaglio vediamo quale l’attuale situazione del panorama creditizio italiano.

Mutui 2017: gli italiani chiedono di più

I mutuatari chiedono cifre più elevate e le banche le concedono: questa è la prima evidenza che caratterizza la situazione fotografata dall’Osservatorio nel periodo tra febbraio 2016 e febbraio 2017. La richiesta media, verificata su un campione di quasi 14.000 pratiche, è stata di circa 135.000 euro ossia un 7% superiore ai valori registrati nell’anno precedente. Questo incremento però sembra essere rallentato con il trascorrere dei mesi perché considerando solo l’ultimo trimestre la percentuale scende al 4,21%.

Se gli importi richiesti sono aumentati, anche le somme erogate dalle banche hanno subito un incremento. Da questo punto di vista però la crescita registrata è inferiore  e questo determina un divario fra quanto gli aspiranti mutuatari vorrebbero ricevere e quanto effettivamente si vedono erogare. A febbraio 2017 l’erogazione media è stata pari a 121mila euro, il 6% in più rispetto l’anno precedente. Considerando i valori semestrali la crescita è confermata seppure con percentuali più contenute, mentre valutando l’ultimo trimestre del periodo osservato, gli importi risultano ridotti di circa il 2%.

Mutui 2017: il ritorno del variabile

Per quanto riguarda il tasso preferito dagli italiani, il tasso fisso risulta ancora il più richiesto grazie ai valori più bassi di sempre: molti cercano quindi di garantirsi per tutta la durata del contratto le migliori condizioni possibili. Il tasso fisso è presente nel 77% dei mutui del campione osservato, anche se fra dicembre 2016 e febbraio 1017, il tasso variabile è tornato a crescere in maniera graduale guadagnando più di quattro punti.

La percentuale dei nuovi richiedenti che sceglie il tasso fisso è leggermente diminuita rispetto al febbraio 2016 perché nonostante le offerte competitive, il tasso IRS è leggermente aumentato negli ultimi mesi, spingendo alcuni nuovi aspiranti mutuatari ad orientarsi verso soluzioni più convenienti sul breve periodo, con tassi variabili o misti, la soluzione più flessibile.

Per quanto riguarda invece il rapporto fra il valore della casa ed il mutuo, da una parte gli italiani impostano la propria richiesta su un importo di circa il 60% rispetto al prezzo dell’immobile mentre le banche ridimensionano le aspettative finanziando circa 53% del valore. Rimangono invariate la durata media del piano di ammortamento, circa 22 anni e l’età del richiedente medio, circa quarant’anni.

Mutui 2017: per chi acquista la prima casa

Chi a febbraio ha sottoscritto la richiesta di mutuo per l’acquisto prima casa ha mediamente richiesto 143.000 euro e le banche hanno concesso una media di 125.000, risultando più generose rispetto alle statistiche di febbraio 2016 ma decisamente di manica più stretta rispetto allo scorso dicembre quando erogavano mediamente 136.000 euro ossia l’8% in più. Anche i mutui prima casa rimangono sostanzialmente inalterati per le statistiche sull’età media del richiedente, 38 anni, ed i tempi di restituzione del credito, 24 anni rispetto ai 23 di un anno fa.

Un altro dato a disposizione per valutare la tendenza creditizia italiana è il numero di interrogazioni sottoposte al sistema CRIF, quello che le banche interrogano per verificare la solvibilità dei richiedenti. Rispetto a febbraio 2016, si è registrata nell’anno una diminuzione dell’1,6%. Tale decelerazione deve comunque tenere in considerazione la spinta delle surroghe che ha caratterizzato il 2016 ma è attualmente un fenomeno in graduale frenata.

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