Dopo il Brexit di fine giugno, tutti i settori del mercato sono stati in qualche modo scombussolati per via della diminuzione dei rendimenti dei titoli di Stato e le prospettive di calo dei tassi interbancari. Anche il mercato dei mutui quindi si sta muovendo sull’onda del cambiamento, con un tasso fisso che scende più velocemente del variabile e che diventa più appetibile da parte di chi in questo periodo chiede un mutuo per finanziare l’acquisto di un immobile.

Come si determina il tasso fisso?

Quando la banca garantisce al cliente un tasso fisso nel tempo, si deve tutelare per non rimetterci quando i tassi si alzano, e per fare questo si avvale degli swap, speciali accordi che variano a seconda del periodo coinvolto e confluiscono nell’indicatore IRS.

Per avere un guadagno sul mutuo quindi la banca deve incassare dal finanziamento il tasso IRS da versare per l’accordo si swap più aggiungere la quota da tenere per sè, il cosiddetto spread che rappresenta il guadagno diretto dell’istituto. L’IRS utilizza come parametro principale i titoli di stato tedeschi, i cosiddetti bund: quando il loro rendimento scende, scende anche l’IRS e quindi anche il tasso fisso applicato al mutuo, a parità di spread. Se si tiene presente che nei giorni scorsi l’EurIRS a 20 anni ha raggiunto lo 0.73% contro 1.41% di febbraio, i mutui a tasso fisso di oggi risultano molto più economici di qualche mese fa.

Oggi ad esempio, un architetto di 40 anni che guadagna 3.000 euro al mese e cerca un mutuo da 200.000 euro per finanziare la sua prima casa a Milano che ha un valore di 300.000 euro, dovrebbe sostenere una rata mensile di 992 euro con l’attuale offerta più conveniente del panorama creditizio ossia il mutuo Domus fisso con l’istituto San Paolo all’1.8%, più 600 euro per l’istruttoria e 320 per la perizia.

Come si calcola il tasso variabile?

Il tasso variabile è dato dalla somma dello spread applicato dalla banca, cui si aggiunge l’indice Euribor, il tasso interbancario dei depositi a termine intercorrenti tra un istituto e l’altro. Praticamente è il tasso cui le banche si scambiano il denaro e per il momento non sembra aver subito grandi influenze dal Brexit grazie alla liquidità delle banche europee e al sostegno continuo della BCE.

Quello che però preoccupa le banche del continente sono i crediti deteriorati che non riguardano in alcun modo la capacità di erogazione del prestito da parte degli istituti ma che ammontao comunque a circa 1.000 miliardi di euro. L’Euribor quindi potrebbe scendere solo nel caso in cui la BCE stabilisse un nuovo taglio del tasso sui depositi interbancari. Questo ci fa comprendere come mail tasso fisso si riduca più velocemente del variabile, riducendo il suo “storico” vantaggio competitivo.

Sottoscrivere un mutuo oggi risulta vantaggioso e anche il tasso variabile può comunque garantire interessanti possibilità: utilizzando gli stessi parametri dell’architetto nell’esempio precedente, IW Bank propone una rata a regime di 924 euro mensili con tassi all’1.05%, senza spese di perizia e 600 euro di istruttoria.

L’ulteriore calo dei tassi conferma che gli italiani preferiscono in questo momento il tasso fisso, protagonista del 66% delle richieste e del 70% delle erogazioni, aprendo anche nuove allettanti possiblità per le richieste di surroga, prospettando un piano rateale conveniente anche per chi avesse sottoscritto un mutuo da pochi anni a condizioni differenti.

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