Nell’attuale panorama immobiliare si sta registrando nuovamente il trend di investimento nel mattone. Per quanto questo abbia rappresentato una scelta azzeccata in tempi relativamente recenti, potrebbe non essere tuttavia una buona idea considerando tutti gli aspetti. Ma andiamo con ordine.

La rinnovata moda di comprar casa per “tenere i soldi al sicuro” è dimostrata anche da uno studio recente, realizzato nei primi mesi del 2016 da Intesa San Paolo in collaborazione con il centro di ricerca Einaudi e ha mostrato che su un campione di oltre 1000 famiglie, il 66% considera vantaggioso l’investimento nel mattone. La casa è un bene primario di riferimento e conserva il suo valore negli anni, rappresentando una alternativa al patrimonio liquido.

Anche la nota del primo trimestre 2016 dell’Osservatorio immobiliare dell’Agenzia delle entrate ha confermato l’incremento delle compravendite pari ad oltre il 17% rispetto agli stessi mesi del 2015, per un totale di oltre 244.000 abitazioni.

La performance appare quindi decisamente positiva ma il Nobel per l’economia Robert Shiller ha dichiarato che l’investimento immobiliare potrebbe non essere una idea così geniale, poichè potrebbe rivelarsi meno redditizia di quanto sperato. Shiller infatti mette in guardia gli acquirenti: la casa necessita di continua manutenzione e le spese per tenerla in perfetto stato e ammodernarla compenserebbero qualsiasi aumento di valore al momento della futura vendita.

Le case nuove subiscono dei miglioramenti tecnici anno dopo anno e risultano migliori delle precedenti: per questo il Nobel afferma che una casa già esistente da anni, per quanto in buono stato, finisca in maniera inevitabile a valere di meno. Shiller paragona l’acquisto di una casa all’acquisto di una macchina, sostenendo che se la gente preferisce l’auto nuova alla vecchia, questo vale anche per l’abitazione.

È dunque finita un’era per l’investimento nel mattone? L’edilizia è stato un settore trainante per anni ma la pressione fiscale è un altro ostacolo da tenere in considerazione: spese condominiali, imu, tasi, irpef consumano in maniera inesorabile il canone di locazione e si stima addirittura che la rata dell’affitto netta si riduca di ben oltre la metà (65%). Anche il presidente di Confedilizia evidenzia le difficoltà di chi mette in locazione un immobile, tenendo in considerazione eventuali morosità degli inquilini, difficoltà nell’ottenere lo sfratto e tempistiche lunghe, proroghe, spese per il contributo unificato… inoltre il patrimonio italiano edilizio invecchia rapidamente, dato che per la maggior parte è stato realizzato negli anni ’60 e ’70 e richiede ad oggi interventi costosi. Bisogna tenere conto anche di questi aspetti, apparentemente imprevisti ma assolutamente reali.

Rimane altrettanto vero che non tutti possono permettersi di acquistare una casa, la crisi economica per tanti ha proprio messo in evidenza la difficoltà di ricevere un mutuo per via delle condizioni di lavoro precarie e le scarse garanzie sulla propria solvibilità, inducendo tante giovani famiglie a ripiegare sugli affitti di case più piccole (o nei casi più gravi perdere la casa all’asta). Parallelamente le banche hanno messo in atto molte misure a sostegno di una più agevole erogazione, sospinte da finanziamenti e direttive comunitarie per rilanciare il mercato.

Non è possibile fare previsioni a lunga scadenza ma si può affermare che oggi, l’investimento nel mattone rappresenti una scelta decisamente meno redditizia che in passato.

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