Il premier Matteo Renzi ha dichiarato nei giorni scorsi che novembre 2015 è stato un mese da record per i finanziamenti concessi dalle banche ai cittadini, con un incremento delle erogazioni pari al 94.3%. È tuttavia altrettanto incredibile che il capitale prestato sia diminuito: come è possibile tutto ciò? Analizziamo insieme il comunicato ABI da cui Renzi ha tratto le statistiche.

Aumento dei mutui? Tante surroghe e meno denaro

Giornali e telegiornali stanno (erroneamente) declamando l’inversione del trend negativo dei mutui rispetto agli anni passati, tuttavia ci sono alcuni punti da chiarire rispetto al comunicato dell’ABI di dicembre 2015 che il premier ha preso come riferimento per la sua dichiarazione.
La prima cosa da notare è la puntualità con cui questa notizia è stata posta in evidenza dai media, in un clima di sempre più scarsa fiducia verso gli istituti finanziari, legato alla vicenda della vendita di obbligazioni in operazioni rischiose e poco trasparenti che hanno visto alcuni investitori perdere tutti i loro capitali. Cosa c’è di meglio quindi di raccontare la storia delle banche che aiutano gli italiani e gli imprenditori a rimettersi in sesto attraverso un nuovo flusso di denaro prestato? Analizziamo più nel dettaglio il contenuto del rapporto mensile ABI.

Numericamente sono stati erogati più mutui, ma sono stati prestati meno soldi: ecco di seguito spiegati alcuni dettagli che evidentemente non hanno trovato posto nelle dichiarazioni di Renzi, nè sui giornali. Il 31% dei nuovi finanziamenti concessi ai privati per l’acquisto di un immobile è costituito da surroghe: la surroga è il trasloco del mutuo da una banca ad un’altra.
La tipologia di mutui che ha visto un maggior incremento è quella di durata da 1 a 5 anni (a dimostrazione della rischiosità di non veder restituiti i prestiti). Per quanto riguarda poi gli importi, i valori di novembre 2015 sono assolutamente in linea con quelli di novembre 2014 e più bassi rispetto quelli del novembre 2013. Quindi il 94,3% di mutui in più concessi includono le surroghe e non si registra una maggiore liquidità immessa sul sistema economico, che si configura tutt’al più come un maggior numero di finanziamenti di importo inferiore.

Il totale del capitale prestato è infatti pressochè invariato e sarebbe interessante conoscere il valore assoluto delle nuove aperture di credito e il loro ammontare: senza questi dati, affermare il sensazionale aumento dei mutui concessi ha poco significato.
Un altro dato che fa riflettere riguarda il rapporto tra questi mutui e il numero delle compravendite immobiliari registrate nel medesimo periodo. L’ISTAT stesso ha provveduto a smorzare i trionfalismi dichiarando che la variazione positiva dei mutui e finanziamenti non coincide assolutamente con un recupero del mercato dell’immobile: il fattore determinante, viene ribadito, è il numero di rinegoziazioni di mutui già in essere per approfittare di condizioni e tassi più vantaggiosi.

Le migliori offerte del giorno a tasso variabile e tasso fisso

Prendiamo in considerazione un mutuo prima casa da 140.000 euro a tasso variabile, da rimborsare in 25 anni. Tra le banche online, la rata migliore è offerta da Mutuo Arancio Variabile di ING Direct con 534,58 euro al mese, senza spese di istruttoria nè di perizia.
Tra le banche tradizionali, Intesa San Paolo propone invece Mutuo Domus Variabile: una rata da 556.30 euro, con 600 euro di spese di istruttoria e 320 euro per la perizia dell’immobile.

Passando al tasso fisso, Intesa San Paolo offre una rata da 635.14 euro con 600 euro di spese di istruttoria e 320 di perizia, mentre la banca online più conveniente è WeBank.it con il suo Mutuo Fisso Prefissato: 656.64 euro mensili, istruttoria e perizia gratuite.

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