La crisi appare particolarmente evidente nel settore mutui, sia dal punto di vista dell’accesso al credito, sia per quanto riguarda la solvibilità dei clienti. Gli italiani faticano sempre di più per ottenere un mutuo, perché vengono richieste sempre più garanzie e perché la attuale situazione lavorativa non consente una stabilità economica alle famiglie. Chi invece si ritrova qualche risparmio da gestire, preferisce rimandare l’investimento ad un periodo più florido, per fronteggiare le difficoltà attuali.
Il 2013, infatti, ha segnato un aumento dei pignoramenti pari al 10,3%: un segnale che secondo l’Associazione dei Consumatori Adusbef rappresenta un allarme da non ignorare. Nel periodo tra il 2008 e il 2013 sempre più famiglie italiane si sono trovate nella condizione di non poter pagare le rate del proprio mutuo, con la conseguenza che gli istituti finanziari hanno avviato provvedimenti di confisca con un incremento del 110%. Secondo Adusbef le banche italiane sono tra le protagoniste attive dell’attuale crisi.

Gli istituti hanno ricevuto oltre 274 miliardi di prestiti triennali (con un favorevole tasso dell’1%) da parte della Banca Centrale Europea. Nonostante ciò, queste banche, anziché far ripartire l’economia offrendo nuovo ossigeno alle famiglie, hanno utilizzato il flusso monetario per acquistare titoli di Stato, rinfrescare i propri bilanci e pagare i dividendi dei propri azionisti, lasciando colpevolmente migliaia di consumatori in mezzo ad una strada.
I pignoramenti del 2012 si erano fermati a 46.491 (in merito ai 35 Tribunali dell’indagine dell’associazione dei consumatori), nel 2013 sono stati pari a 51.271, praticamente 19 per ogni giorno dell’anno. La città di Bologna ha registrato il maggior incremento dei pignoramenti (875 confische pari a un aumento del 38% circa); seguono Rieti (+24,25%), Catania (+24,2%), Frosinone (+22,1%) e Genova (+21,5%).

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