Nell’ultima settimana di novembre 2013, il tasso Euribor indicizzato ad un mese, ha fatto segnare un aumento dallo 0,13% allo 0,16%. L’Euribor a 1 mese era, fino a qualche anno fa, tra i tassi preferiti dagli istituti finanziari per il calcolo delle proprie rate, ma attualmente è stato rimpiazzato dall’Euribor a 3 mesi.
L’incremento percentuale di 3 centesimi è particolarmente significativo soprattutto quando le quote si avvicinano allo zero, poiché corrisponde ad un aumento del 23%. Sostanzialmente coloro che stanno rimborsando un mutuo non avvertiranno particolari impatti sulla prossima rata, tuttavia gli esperti si interrogano sul significato di tale accrescimento: si tratta di una casualità o un segnale importante per il futuro aumento dei tassi?

Per completezza si segnala che anche l’Euribor a tre mesi questa settimana ha evidenziato un piccolo movimento percentuale (dallo 0,22% allo 0,23%): nessun allarme concreto quindi, così come indica l’andamento dei future sul mercato di Londra. I future sono contratti in cui ci si impegna per una data futura a vendere o acquistare: questo mercato mostra che l’indice dei mutui è destinato a salire nei prossimi 5 anni, ma in maniera ancor più graduale rispetto a quanto si riteneva prima del taglio operato dalla Bce. L’ipotesi più a lungo termine prevede che nel 2018 l’Euribor a un mese arriverà al 2,29% (contro il 2,16% attuale). I tassi dei mutui hanno subito l’influenza dell’operato della Banca Centrale Europea, tale che gli investitori si aspettano, sì, un aumento futuro dei tassi, ma decisamente al rallentatore. L’attuale spostamento dell’indice dunque potrebbe spiegarsi con un piccolo assestamento legato alla contabilità di fine anno.

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