La soluzione non è semplice, ma è di primaria importanza per tutti i partiti che attualmente sostengono il governo: la mini Imu a carico solo dei cittadini di alcuni comuni non dovrebbe costare più di 200 milioni di euro. I politici stanno quindi cercando le coperture adeguate alla risoluzione di questo problema. Secondo la maggioranza degli esponenti, la mini Imu 2013 deve essere scongiurata: sia perché i contribuenti vedrebbero vanificata la promessa della sua cancellazione, sia perché è difficile da calcolare ed è molto contestata dai sindaci coinvolti.
Una prima possibilità è stata quella di ipotizzare il pagamento della tassa da parte dei cittadini il prossimo 16 gennaio ed un suo successivo rimborso. La soluzione più sostenuta è quella dunque di cercare la copertura ai 200 milioni di euro necessari, in circa venti giorni dalla chiusura dei conti pubblici annuali, su cui è puntata anche l’attenzione di Bruxelles. Il primo passo è calcolare esattamente a quanto ammonta la cifra complessiva, data dal 40% della differenza tra l’aliquota base (0,4%) e quella stabilita dai comuni singolarmente.

Un altro problema da considerare è che i municipi hanno tempo fino al 9 dicembre prossimo per decidere la propria aliquota: il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia dovrebbe quindi contattare i sindaci per poter stimare l’importo totale con la maggior precisione possibile.
Secondo i tecnici si prospetta una sola soluzione: coprire la cifra agendo nuovamente sugli acconti fiscali. Aumentati e incassati quelli relativi a banche e assicurazioni per Irap e Ires, potrebbe quindi toccare all’acconto dell’Iva, atteso in pagamento per il 27 dicembre 2013. L’acconto è attualmente fissato all’88% e dovrebbe essere elevato di qualche punto e compensato l’anno successivo. In questo caso è del tutto probabile che vengano aumentate le accise (cioè le imposte applicate alla fabbricazione e alla vendita dei prodotti), con la conseguenza che alla fine, l’Imu verrà pagata anche da chi la casa, nemmeno ce l’ha.

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