Il presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) Antonio Patuelli, in occasione di un seminario tenuto a Ravenna, ha dichiarato che i prestiti in sofferenza sono diventati un fenomeno di proporzioni sempre più vaste.
Il mondo delle banche si sta evolvendo verso l’ottimizzazione delle risorse: sempre meno sportelli fisici, orari ridotti di apertura al pubblico e personale più esperto in consulenza e utilizzo di nuove tecnologie. La crisi economica, secondo ABI, ha colpito anche il sistema degli istituti finanziari, complice anche un modello di business ormai superato.
L’associazione ha ad esempio rilevato che la media italiana di 55 sportelli bancari ogni 100.000 abitanti sia di molto superiore alla media europea, collocata a 41. Questo dato è conseguenza della liberalizzazione iniziata negli anni ’90 secondo cui le banche non avevano più limiti all’apertura di nuove filiali.

Nonostante la contestazione dei sindacati, l’ABI rileva che anche il costo del lavoro non sia più sostenibile: la composizione del personale è squilibrata a favore delle posizioni quadro e direttive, rispettivamente il 40,3% e il 2,3% rispetto alle percentuali del 2000 pari a 29% e 1,5%. Secondo ABI i salari sono cresciuti mentre il cuneo fiscale (rapporto tra imposte sul lavoro e il costo del lavoro) ha svantaggiato soprattutto il settore dei bancari.
Nell’ambito dei prestiti in sofferenza (quelli cioè che gli italiani faticano in tutto o in parte a restituire) il fenomeno si allarga sempre di più: la maggior parte dei problemi di insolvenza, circa l’84%, riguarda capitali fino a 125.000 euro e per lo 0,03% di importi oltre i 25 milioni di euro.