L’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ha rilasciato il proprio Monthly Outlook datato novembre 2013: si tratta di un rapporto che aggiorna mensilmente sulla situazione del mercato creditizio italiano, in base ai dati provenienti da Banca Centrale Europea, Banca d’Italia, Istat, Isae e altri enti di ricerca e statistica.
La fine del mese di ottobre 2013 ha segnato un assestamento dei prestiti agli Italiani: gli istituti bancari hanno collocato 1.857 miliardi di euro, il 3,8% in meno rispetto al 2012 e il 3,9% in meno rispetto al mese precedente. Nel dettaglio, le famiglie italiane hanno ricevuto 1.429 miliardi di euro: il 3,5% in meno rispetto al 2012, il 3,2% in meno rispetto settembre 2013 e il 2,7% in meno di quanto le banche hanno prestato nell’area di vigore dell’Euro a settembre 2013.
A causa del persistere dell’attuale crisi, è cresciuta ancora la rischiosità del credito italiano: le sofferenze nette (che misurano le insolvenze di chi non riesce a pagare il proprio debito in tutto o in parte) registrate a settembre sono infatti pari a 75,2 miliardi di euro.
Parallelamente, i dati dell’Abi fotografano una crescita dei depositi bancari (+4,6% rispetto settembre 2013) e un crollo delle obbligazioni (-9,7%). Il recente taglio dei tassi stabilito dalla Banca Centrale Europea, pari allo 0,25%, aiuta solo marginalmente le famiglie e le imprese che hanno bisogno di un finanziamento. Il direttore centrale dell’Abi Gianfranco Torriero individua nella riduzione dello spread un intervento auspicabile per risvolti davvero significativi.
I tassi in Italia hanno raggiunto la media del 4,34% contro il 3,74% della media europea.
In particolare, nell’ambito dei prestiti personali il taglio della BCE incide solo sulle richieste ad esso successive, considerando che la quasi totalità di questi crediti al consumo sono contratti a tasso fisso (predeterminato e stabile per tutta la durata dell’ammortamento).