Forse non è una novità che gli italiani siano tartassati dal fisco con aliquote, ma non solo, più elevate che negli altri paesi della zona euro; infatti secondo i dati elaborati dal Cgia di Mestre nella classifica europea siamo al quarto posto dopo Danimarca Svezia e Finlandia a quota 30,2% e quindi 1,3 punti più elevato rispetto solo al 2011.
Intanto tutte le parti in causa, sia quelle sociali che governative, sembrano essere d’accordo all’unanimità che questa eccessiva pressione fiscale costituisce una pesante zavorra per la ripresa e la crescita del paese, sono infatti recenti le parole sia del neo premier Letta che del segretario Cisdl Bonanni, sulla necessità di ridurre le tassazioni su dipendenti e pensionati, ma io ci metterei dentro anche le imprese, per incentivare la ripresa dei consumi; tutte belle parole che ridondano da decenni ma che mai ancora si sono tramutate in fatti concreti.
Per il momento, come ricorda anche Bortolussi segretario della Cgia Mestre, dall’inizio della crisi il debito pubblico, la disoccupazione e la pressione fiscale sono aumentati, evidentemente c’è qualcosa che non funziona sopratutto se si considera il livello scadente dei servizi offerti.