Il 2013 si è preannunciato fin dall’inizio l’anno della pressione fiscale, con l’Imu già introdotta dal 2012, l’eventuale probabile aumento dell’iva il prossimo luglio, che finirebbe certamente per deprimere ancor di più i consumi, e, insieme a quest’ultima sempre nel mese di luglio dovrebbe, anche arrivare la Tares; sigla che sta per tassa riufiuti e servizi.
Si tratta per della nuova imposizione che va a sostituire Tarsu e Tia, e che, secondo le previsioni, costerà in media il 30% in più rispetto al vecchio regime sulla spazzatura, anche se in questo caso, con la Tares, si corrispondono anche oneri per quei servizi così detti indivisibili.
In merito a questa situazione il governo uscente non se l’è sentita di rinviare l’introduzione della tassa, prevista dalle leggi sul federalismo fiscale varate nel 2011, e ha di fatto lasciato la palla della procrastinazione nelle mani del prossimo governo, che stando alle ultime notizie sarà quello dei saggi e poi probabilmente al voto.
Sono in molti comunque ad auspicare che tale tassa venga o eliminata e sostituita con una diversa imposizione, o quanto meno rinviata, per esempio, come suggeriva recentemente la presidente della Camera Laura Boldrini, parlando di un’eventuale introduzione dal gennaio del 2014 e non dal luglio del 2013, mese quest’ultimo che tra prima rata Imu, addizionali Irpef e probabile aumento iva, si preannuncia già difficile.
Il problema, come del resto nella maggior parte dei casi quando si parla di entrate, è il mancato gettito che si verrebbe a creare nel caso di non introduzione della Tares, infatti rispetto al vecchio regime, la nuova imposta porterebbe ad un prelievo fiscale di due miliardi maggiore rispetto all’attuale situazione, 6 miliardi contro 8; e quindi si sa è solo una questione di conti.