Negli ultimi giorni si sta assistendo ad una graduale riduzione sugli spread applicati ai classici mutui a tasso fisso evidentemente nella ricerca dell’obbiettivo da parte di alcune banche di livellare i tipi di contratti in essere che hanno nei loro portafogli ad oggi pieni di variabili.
Così mentre fino a qualche tempo fa era praticamente impossibile trovare un tasso fisso con spread inferiori al 3-3,20% oggi si possono spuntare condizioni anche al 2,85 2,90%, e quindi in linea con i migliori prodotti variabili che, grazie ai bassissimi livelli dell’euribor, sono andati per la maggiore da quando si registrò il massimo acuirsi della crisi finanziaria nel settembre del 2011.
Ciò nonostante per il momento, a parte per quelle persone che prediligono in modo assoluto la certezza del tasso fisso, sarà molto difficile che la maggior parte dei potenziali mutuatari si ridirezionino verso il fisso a discapito dell’indicizzato, visto che quest’ultimo costa ancora molto meno rispetto al primo; infatti se per esempio considerassimo una ipotetica richiesta di euro 140 mila da restituire in 30 anni con la Webank, la differenza sulla rata tra fisso e variabile sarebbe ancora oggi di quasi 170 euro, 606 la prima e 773 la seconda.
Certamente però nella scelta del mutuo in questo frangente va considerato un’aspetto fondamentale, scegliere oggi un variabile significa andare in futuro a pagare una rata in crescita visto che gli indici di riferimento, sia Bce che Euribor, sono ai minimi storici e da li non potranno che salire.
Resta quindi il solito dilemma, quale scegliere? Forse in questo momento la miglior soluzione potrebbe essere un prodotto ibrido a tasso misto e che inizi con l’ammortamento variabile (guarda l’esempio).
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