Ieri sono stati pubblicati i dati sui conti pubblici per l’anno 2012 da parte dell’Istat e come molti avevano ben previsto a causa della politica di austerity promossa dal governo Monti abbiamo perso il 2,4% di prodotto interno lordo che, tradotto in soldoni, fanno circa 42 miliardi di euro.
Con l’aumento della pressione fiscale ed i tagli alla spesa che hanno riguardato pensioni, ospedali e welfare, sembra strano pensare che alla fine siamo in perdita; è chiaro che troppe tasse e poco credito alle imprese generano maggiore disoccupazione che di conseguenza si traduce in minori consumi ed è da qui che il pil scende; meno consumi uguale meno produzione che è ancora uguale a meno occupazione e così si entra in quella che comunemente viene chiamata spirale recessiva.
Purtroppo la politica di monti è servita, per lo meno nell’ambito dell’emergenza di fine 2011, a calmierare i mercati che stavano attaccando il nostro debito, ed è quindi stata necessaria e chi dice che si poteva fare diversamente mente sapendo di mentire.
Ora però, come ricordava anche il presidente di Confindustria Squinzi, è necessaria la crescita, il credito alle piccole e medie imprese, la riduzione del cuneo fiscale, tutte cose che per farle bisogna tagliare il tagliabile per tenere in conti pubblici in ordine, altrimenti si torna con lo spread a 550 punti e i soldi se ne vanno sotto forma d’interessi sul debito.
Tra poco la palla passerà nelle mani del nuovo governo, sempre se ce ne sarà uno, e poi si vedrà se questi grillini sapranno tener fede alla loro parola.