Sul fatto che il settore immobiliare abbia nell’anno 2012 registrato una drammatica contrazione sia in termini di volumi che di quotazioni dei prezzi sembrano essere d’accordo tutti i principlai studi a partire da quello di Fiaip fino ad arrivare al report di Bankitalia, ma nonostante questo non si avverte ancora nessun segnale di miglioramento.
Il problema di fondo è che domanda e offerta non s’incontrano più e visto il problema che attanaglia i circuiti creditizi sembra chiaro che per incentivare oggi una ripresa ci vorrebbe un’ulteriore calo dei prezzi che, se pur già scesi con punte anche del 20%, evidentemente sono ancora su livelli insostenibili per molti.
Certo un’allentamento dei cordoni sui mutui aiuterebbe non poco lo stallo che si respira nell’aria anche se a dirla tutta probabilmente non basterebbe per ridare rinnovata fiducia ai consumatori; già perchè con l’aumento della pressione fiscale derivante dall’Imu e poi anche dalla Tares, volendo rimanere solo sul tema immobiliare, si è venuto a creare un altro ostacolo che impedisce la ripresa del mattone da sempre considerato come il bene rifugio principale ed invece oggi da molti visto come un pesante fardello e specialmente da coloro che dovendo pagare un mutuo non sono nemmeno proprietari a tutti gli effetti del bene.
Ovviamente prima di puntare sugli aspetti su detti ci sono molti altri fattori che dovrebbero sistemarsi, occupazione e tipi di contratti di lavoro, retribuzioni, molto più basse della media europeea in Italia, contesto finanziario che si ripercuote sui tassi dei mutui anch’essi più elevati della media eurozona ed infine ma non meno importante, per far si che si verifichi anche solo uno dei scenari di cui sopra è indispensabile un governo stabile che venga visto come tale anche dai mercati.
Il morale della favola è che sia sotto il profilo economico generale sia sotto quello della specifica nicchia immobiliare per il momento parlare di una ripresa che possa considerarsi consolidata è solo utopia.

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