La situazione di Cipro si è appena “risolta” è già ci potrebbe essere la prossima vittima del prelivo forzoso di turno, state tranquilli non si tratta dell’Italia per il momento, ma della Slovenia.
Effettivamente tutti gli indicatori che vanno osservati in questi casi portano ad una sola ed unica conclusione che è proprio quella che probabilmente vedrà prima o poi anche Lubiana chiedere l’aiuto dell’Unione.
Si è infatti in presenza di un debito pubblico e disoccupazione in aumento, sistema bancario precario che negli ultimi anni ha erogato ingenti somme di denaro che ad oggi corrispondono ad altrettanti crediti tossici che rappresenterebbero circa un quinto del Pil, ed anche sotto il profilo dell’economia reale si registra una forte contrazione.
Nel 2012 le banche slovene hanno chiuso l’anno con una perdita di 67 milioni di euro in più rispetto al dato già negativo dell’anno precedente, per la precisione la totale perdita del 2012 è stata di 606 milioni di euro che ha di fatto comportato il declassamento di rating dei due principali istituti la Nib e la Nkbm.
In questo contesto il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha stimato che serviranno circa tre miliardi di euro subito da utilizzare in parte per ricapitalizzare le banche praticamente rovinate ed in parte per evitare che la situazione si ripercuota sui risparmiatori; il Ministero delle Finanze sloveno ha fatto sapere di aver accolto con favore l’intervento da 10 miliardi nei confronti di Cipro, ma sottolinea come, secondo loro (ndr), la Slovenia può farcela da sola.