Sia su scala nazionale che locale il settore del credito ipotecario, cioè i mutui, ha registrato una forte contrazione nel 2012 calcolata su base annua nell’ordine del 42%, se pur con una leggera ripresa nell’ultimo trimestre 2012 che ha segnato un -34% sempre in riferimento allo stesso periodo del 2011; diminuiscono gli erogati medi concessi, aumentano le durate dei piani d’ammortamneto e si va consolidando un trend di crescita del tasso fisso, prodotto verso il quale la potenziale platea dei mutuatari sembra volersi indirizzare maggiormente; nonostante questo la fetta di mercato più ampia è ancora interessata dai finanziamenti indicizzati.
Su base regionale la situazione rispecchia più o meno quella del quadro nazionale, mettendo però in evidenza come i maggiori cali si siano registrati nel mezzogiorno e nello specifico in Calabria e Campania, dove le riduzioni sulle richieste di mutuo sono decelerate rispettivamente del 47% e 46% (dati Crif Mutuisupermarket).
La situazione è facilmente spiegabile dal fatto che le banche sono sempre più selettive nel concedere credito, a meno che non si disponga di due fattori fondamentali, il primo un contratto a tempo indeterminato ed il secondo un rapporto rata reddito molto accomodante; di fatto le banche sono propense a concedere denaro solo in quei casi in cui sono quasi sicure al 100% che lo recupereranno comprensivo d’interessi.
Un terzo fattore che inibisce le richieste, ma non ultimo per importanza, riguarda la percentuale finanziabile cioè i loan to value; attualmente infatti è molto difficile andare sopra il 60%. Un recente rapporto di Bankitalia dice che nel quarto trimestre 2012 eravamo al 57,8% (leggi tutto) ed è quindi ovvio che con questi numeri si tagliano di fatto fuori quasi tutti i giovani che certamente non dispongono di cospicue somme da versare al venditore come acconto; infatti in base a quanto su detto per un’ipotetico immobile del valore di 200 mila euro (il minimo sindacale nelle principali città) l’anticipo da versare sarewbbe di circa 80 mila euro.
In questo contesto alla fine le banche stanno comunque, nonostante il drammatico calo di richieste, stornando guadagni degni di nota visto che gli spread applicati ai mutui dal settembre del 2011 ad oggi si sono in media più che triplicati.

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