Sembra che in base ad una recente proposta dell’Unione Europea, la Tobin Tax, discussa tassa sulle transazioni finanziarie pensata inizialmente dal premio Nobel James Tobin e che partirà da marzo prossimo, potrebbe essere allargata a tutti gli strumenti finanziari dei paesi che emettono tali strumenti, e quindi non solo a quelli che avevano fin da subito aderito a tale nuova imposizione fiscale.

Praticamente il concetto è questo: saranno tassate le banche che hanno aderito e che sono residenti in uno degli undici paesi dove la tassa è stata accettata, ma saranno anche tassate tutte quelle transazioni che pur avendo luogo in altri posti utilizzano strumenti emessi da uno dei paesi aderenti.

Evidentemente questa decisione è stata presa per evitare che le banche, cercando di sfuggire alla pressione fiscale, fuggano nel vero senso della parola, appunto cambiando la loro residenza.

Per quanto riguarda l’Italia, sembra recentemente essersi acceso un campanello d’allarme, proprio in merito all’imminente entrata in vigore della tassa; infatti secondo le ultime informazioni disponibili, l’Unione Europea vorrebbe imporre questa Tobin Tax anche al mercato secondario dove vengono scambiati i titoli di Stato.

Questo per noi significherebbe perdere quel vantaggio che sul mercato secondario si registra, in quanto la tassa si ripercuoterebbe per forza di cose sul rendimento dei titoli, e come si sa in questi ambiti i capitali si muovono in funzione proprio del rapporto che esiste tra rischio e rendimento; la morale è che a parità di rischio diminuirebbe il rendimento con ovvi risultati.