Il redditometro, questo nuovo strumento per stanare gli evasori che in pratica funziona basandosi su un’eventuale scostamento tra spese sostenute e redditi percepiti, ove queste spese vengono individuate in base a due categorie di appartenza, quelle relative all’anagrafe tributaria, che contiene i dati su mutui, assicurazioni, bollette e mantenimento di beni posseduti come l’auto o imbarcazioni, e quelle relative alla vita di tutti i giorni come costi per l’abbigliamento e alimentazione. Nell’ambito di questa situazione ciò che spaventa i contribuenti, specialmente quelli onesti, è che tale strumento possa essere applicato e dare vita a controlli in base a redditi ricostruiti meccanicamente e senza tenere conto dell’effettiva capacità economica del nucleo famigliare. In merito già nel 2011 una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Sondrio (la numero 24/2/2011), ha sancito che è nullo l’accertamento da redditometro se l’Ufficio non valuta con attenzione la vera capacità economica del contribuente anche in relazione a tutto il nucleo famigliare, e che l’applicazione acritica e tabellare dei parametri costituisce ormai solo presunzione semplice di maggior capacità reddituale e deve essere integrata da verifiche circostanziate e documentate. Questo significa che nel caso di accertamento alla singola persona è necessario tenere conto anche, per esempio, del reddito del coniuge, che certamente potrebbe dare luogo ad incongruenze nell’applicazione della verifica; si pensi solamente ad un’utenza intestata al verificato ma pagata o dal coniuge o da un genitore. Quindi in definitiva si capisce come sia importante, nel caso di accertamento, poter dimostrare che eventuali spese siano state pagate da terzi, conservando ogni documentazione relativa alla tracciabilità di detti pagamenti.