Dall’orami lontano 2008 ad oggi il calo sulle compravendite immobiliari si attesta a circa il 40% sul totale volume /25% sulla media dei prezzi), mentre secondo una recente rilevazione della Fiaip (Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali) per quanto riguarda il 2012 il decremento sia dei prezzi che del numero di transazioni è stato “solo” rispettivamente dell’11,98% il primo, e dell’11,22% il secondo, dati questi che confermano un trend di contrazione del settore avviato nell’ultimo quinquennio avviatosi in concomitanza con il fallimento della nota banca d’affari americana Lemanh Brothers.

Sena entrare nel merito delle singole realtà di riduzione del comparto che caratterizzano le differenti città e zone geografiche del paese, vediamo quali sono le principali cause che nel corso degli anni hanno portato a questa situazione che si ripercuote drammaticamente su molte altre nicchie direttamente o indirettamente correlate al settore immobiliari, quali l’edilizia, i servizi di mediazione, le aziende che producono mobili e molto altro ancora.

Certamente una delle principali cause, e visto che l’interesse ad acquistare casa esiste, è da ricondursi alla stretta creditizia che dal momento di massimo acuirsi della crisi, settembre 2011, attanaglia il paese; su questo fronte siamo infatti in presenza di istituti di credito molto attenti e poco restii a concedere denaro se non i casi in cui il potenziale mutuatario possa disporre di garanzie reddituali molto elevate. Inoltre una grossa fetta di clienti viene tagliata fuori in quanto anche i così detti loan to value (si tratta della massima percentuale finanziabile in funzione del prezzo dell’immobile) sono molto bassi e nell’ordine del 50% circa; questo ovviamente elimina dalla platea di possibili compratori tutti quei soggetti che, anche in presenza di un discreto reddito, non dispongono di ingenti acconti da versare in contanti.

Il secondo aspetto che può essere ricondotto alla contrazione del settore è senza dubbio l’aumentata pressione fiscale sugli immobili che, tra Imu, Tares e aggioramenti delle rendite catastali certamente non incentiva la domanda; siamo infatti al di sopra della media Ocse anche in questo frangente come rileva Confedilizia.

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