Proprio così nonostante le ultime evoluzioni dei mercati che vedono il nostro differenziale tra Btp Bund scendere sotto quota 260 gli istituti di credito mantengono ancora quell’atteggiamento di chi sta a guardare in attesa di ulteriori cambiamenti.

Infatti se è vero che al calare dello spread si registrano minori difficoltà delle banche sui mercati interbancari, è altrettanto vero che per il momento queste tensioni diminuite non si stanno ripercuotendo in maniera significativamente positiva in termini di credito a famiglie ed imprese, infatti paghiamo ancora un conto assai più salato della media europea, anche rispetto a quei paesi, come la Spagna, che attualmente sembrano soffrire più di noi.

La realtà dei dati però poi è un’altra in quanto, nonostante gli spagnoli abbiano un differenziale ad oggi di parecchio più elevato del nostro, scontano tassi sui mutui con una media di poco superiore al 3% contro il nostro 4,05%.

Evidentemente i nostri istituti hanno più paura della non capacità degli italiani di rimborsare il debito piuttosto che dei vari discorsi finanziari; diverse le motivazioni secondo i banchieri che non lasciano spazio a riduzioni più sensibili dei tassi, tra cui normative più restrittive rispetto al resto d’Europa e la lentezza delle cause civili in caso di esecuzione immobiliare che qui in media durano 10 anni contro solo un’anno della Germania.

Tutto vero peccato che le cose stavano così anche prima della crisi quando gli spread applicati ai mutui viaggiavano nel peggiore dei casi di poco sopra all’1%, mentre oggi la media e superiore al 3%.

Il prossimo 14 gennaio il Ministro Passera si è impegnato ad organizzare un tavolo di confronto con il settore in questione per cercare di risolvere il problema dei mutui alle famiglie; speriamo che lui riesca per lo meno a farsi dare spiegazioni plausibili sul perchè di questi costi che non scendono.

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