Dopo l’avvenuto accordo negli USA per evitare il precipizio fiscale, meglio noto come Fiscal Cliff, oggi il nostro differenziale con i titoli di riferimento Bund tocca il minimo dal mese di gosto del 2011, 277 punti con rendomenti del 4,33%.

Se questa situazione dovesse consolidarsi maggiormente, anche se l’accordo di cui sopra non ha completamente soddisfatto l’FMI che lo considera non sufficiente a risolvere il problemi legati al debito e al deficit di lungo termine, potrebbero finalmente allentarsi le tensioni sui mercati interbancari che tanto stanno facendo soffrire il settore dei mutui.

Infatti all’aumentare dello spread e di dette tensioni divengono più ardue le operazioni di raccolta delle nostre banche che pagano maggiori interessi sull’acquisto del denaro, con le ripercussioni che tutti conosciamo in termini di commissioni applicate ai mutui.

Oggi i migliori tassi finali che si possono trovare sul mercato non vanno al di sotto del 3,90% per il variabile e del 5,40% per il fisso, aliquote queste non altissime se considerate in termini assoluti, ma comunque molto più elevate sia rispetto alla media europea sia se considerati i bassissimi livelli degli indici quali Euribor, Bce ed Eurirs.

Molte saranno in futuro le vicende che potranno influire su questo spread, a partire dalla nostra situazione politica e fino ad arrivare a discorsi più lontani da noi come il su detto Fiscal Cliff.

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