Recentemente sono stati rivisti gli standard di liquidità delle banche previsti da Basilea 3 secondo i quali, quelli precedenti, gli istituti avrebbero dovuto avere, a partire dal 2015, una liquidity coverage ratio del 100% mentre ora il limite è stato ridotto al 60% con la promessa di aumentarlo per arrivare al precedente 100% a aprtire da gennaio 2019.

Ricordiamo che il Liquidity coverage ratio è un coefficiente che misura la portata degli asset facilmente liquidabili come titoli di stato ad alto retaggio, che dovrebbero servire alle banche per coprire eventuali congelamenti del sistema interbancario fino a 30 giorni consecutivi; sono inoltre stati aggunti altri prodotti che possono rientrare in quelli liquidabili tra i quali titoli garantiti da mutui e covered bond.

Tutto questo lascia presagire una maggiore liquidità da destinare all’economia reale di famiglie ed imprese, da qui un probabile miglioramento nell’offerta dei crediti ipotacri che tanto in questo periodo stanno facendo penare il belpaese.

Infatti è ormai di dominio pubblico che è in atto una stretta creditizia che limita l’accesso al credito a quei soggetti che non possono disporre di garanzie a dir poco ampie, ed anche quando si riesce ad ottenere delibere di finanziamenti per la casa i loan to value non vanno oltre il 60% nel migliore dei casi.

Oltre questo un’altro fattore che senza dubbio potrà ripercuotersi positivamente sul settore creditizio risiede nel differenziale spread che sembrerebbe orientarsi verso una normalizzazione, anche se siamo ancora lontani dai livelli di solo 18 mesi fa; si pensi che la media del differenziale nel 2010 è stata di 113 punti base. Al diminuire dello spread coincidono minori tensioni sui mercati interbancari che faciliteranno la raccolta di denaro degli istituti che di conseguenza potranno offrire migliori condizioni al dettaglio.

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