Come se non bastasse la crisi sul settore immobiliare che vede le compravendite residenziali in drastico calo, dopo l’Imu e la Tares, ci penserà il redditometro a dare il colpo finale al mattone italiano, questo nuovo strumento creato per stanare gli evasori spudorati, così dice l’Agenzia delle entrate, e che molto sta facendo parlare in questi giorni.

Come bisognerà muoversi in funzione del redditometro nell’ambito immobiliare? Difficile dirlo fintanto che tale strumento non sarà operativo dopo la relativa circolare delle Entrate.

Ad oggi quello che è dato sapere è il seguente: il redditometro misura, con una tolleranza del 20%, gli scostamenti tra reddito dichiarato e spese sostenute nell’anno, secondo 100 voci di spesa stabilite dalla legge, che vanno dall’alimentare agli immobili appunto.

Se per esempio in data x abbiamo acquistato una casa da 200 mila euro (si parla di contanti e non della parte relativa al mutuo) nel caso cui ci fosse una convocazione delle Entrate sarà il contribuente a dovere dimostrare da dove vengono le somme utilizzate per l’acquisto, se da un disinvestimento o da un’altra vendita immobiliare; se invece è un regalo della zia allora tutto diventa più complicato essendo sempre il contribuente a dover spiegare la situazione; è chiaro poi che nel caso degli immobili lo scostamento tra reddito annuo e prezzo della casa non potrà essere considerato un parametro valido altrimenti verranno tutti convocati visto che difficlmente si guadagnerà nell’anno quello che si spende per una casa.

Ovviamente tutto questo tram tram, ed il timore di essere convocati anche quando si pensa di essere in regola, non farà che deprimere ancora di più le compravendite, per lo meno fin tanto che non si comprenderà, con esempi pratici, il vero funzionamento dello strumento.

Ma non sarebbe più logico, visto quello che succede in Italia, farlo al contrario il redditometro? Nel caso sarebbe lo stato a dover dimostrare come spende i soldi dei cittadini, ma questa è solo una favola.