Gli ultimi dati disponibili elaborati da Crif riguardanti il credito alle famiglie ed in particolar modo quello ipotecario per la casa, hanno confermato la drammatica contrazione registrata sui mutui nell’anno 2012; infatti su base annua il crollo è stato di quasi il 50%, mentre se si torna ancora indietro nel tempo ci si accorge facilmente che si tratta di un trend ormai consilidato e che è iniziato nel 2008 parallelamente alla crisi finanziaria.

Insomma gli italiani non riescono più a comprarsi una casetta, in quanto come è noto il creditizio dei mutui ed il mercato immoibliare sono direttamente correlati; a riprova di questo vi è anche il calo delle compravednite residenziali registrato sempre nel 2012 e vicino al 30%.

Ma quali sono le cause che hanno portato a questo stallo del settore? Sicuramente la congiuntura economica, la minore capacità degli italiani di risparmiare denaro, la precarietà nel lavoro ed anche l’aumentata pressione fiscale sugli immobili derivante dall’introduzione dell’Imu ed anche dalle minori deduzioni possibili sulle locazioni.

Si tutto vero ma la motivazione sicuramente che incide nel modo più forte è il comportamneto delle nostre banche che di erogare mutui proprio non ne vogliono sapere, nonostante si siano ormai allentate le tensioni sui mercati interbancari e sia di dominio pubblico che in Italia paghiamo interessi sui mutui più alti che nel resto d’Europa.

Infatti le commissioni applicate al credito ipotecario restano molto alte, su una media del 3%, e danno la fotografia di istituti che sembrano voler mantenere ancora un atteggiamento di attendismo rispetto alle evoluzioni del mercato, visto che comunque possono avere il loro bei profitti prendendo in prestito il denaro dalla Bce ad un tasso molto basso per poi acquistare titoli di stato che rendono almeno il 4%, quelli italiani.

Così facedno le banche evitano tutti i rischi che pur attualmente ci sono nell’erogare prestiti a famiglie ed imprese e si garantiscono un sicuro profitto. L’unico problema di questo meccanismo è che in questo modo sopravvive l’economia finanziaria, ma muore quella reale fatta di persone.

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