Recentemente nel rapporto dell’unione europea sull’occupazione e gli sviluppi sociali la stessa aveva sottolineato come l’Imu, la nuova imposta sugli immobili in Italia, non sarebbe equa e pertanto debba essere modificata per far si che tenga conto dei redditi dei contribuenti.

Nello stesso rapporto l’UE riconosce che comunque vi sono anche degli aspetti di equità come la possibilità, se si tratta di prima casa, di fruire di determinati sconti, come l’una tantum di 200 euro e gli ulteriori 50 euro per ogni figlio a carico con meno di 26 anni.

La strada da percorrere sarebbe quella degli aggiornamenti sui valori catastali, sembra facile a dirsi, e le deduzione in funzione del reddito percepito dal contribuente; oppure legarla alla quotazione commerciale del bene.

Dopo le reazioni suscitate in Italia da detto rapporto, dall’Ance a Confedilizia ed allo stesso Monti in un’intervista a Sky tg24, il commissario Lazlo Andor, ha fatto sapere per mezzo del suo portavoce, che comunque sia l’Imu così com’è non impoverisce ulteriormente, va solo aumentata la sua progressività e legato il suo calcolo non al valore catastae, che andrebbe in molti casi ricisto, ma a quello di mercato.

Non è una cattiva idea in quanto per lo meno così facendo si eliminerebbero quelle situazioni che vedono un’operaio residente nella periferia di Roma pagare un’Imu in molti casi maggiore di un soggetto che vive nel centro storico.