Secondo il noto settimanle inglese “The Economist” il mercato immobiliare mondiale sta soffrendo anche se c’è sia in Europa che in America che si muove in controtendenza, parliamo di Germania e Usa.

Propio in merito agli Stati Uniti sono recenti i dati che vedono una probabile ripresa dell’economia, ancora in affanno, proprio attraverso l’indotto derivante dall’immobiliare e quindi dall’edilizia; si prevedono infatti per l’anno 2013 circa il 7% di compravendite in più e un milione di nuove costruzioni edificate.

Anche in Germania la situazione va in direzione radicalmente diversa rispetto alla maggior parte delle nazioni del vecchio continente, infatti qui le quotazioni dei prezzi sono aumentae del 2,7% su base annua nel 2012, segno evidente di un’economia in salute dove peraltro si registra la percentuale di disoccupazione più bassa che ne resto d’Europa.

Problemi invece in Francia, che nel 2012 ha visto la chiusura di circa 3 mila agenzie immobiliari e la diminuzione del numero di compravendite tornate ai livelli del 2008 sotto le 600 mila.

E noi in Italia che cosa facciamo? La risposta dell’Economist è chiara, nel bel paese i prezzi degli immobili sono più elevati del 12% rispetto al potere d’acquisto dei potenziali acquirenti, va da sè quindi che le soluzioni al problema possono essere soltanto due, o scendono ancora le quotazioni magari del 12% su detto, ma a questo punto sarebbero forse pochi i propensi a vendere, oppure si allentano i cordoni del credito e si riducono gli interessi sullo stesso per livellare la differenza tra capacità economica dei consumatori e i prezzi delle case.