Per chi l’avesse dimenticato, o per chi non ne era neppure a conoscenza, esiste, ed è già in vigore, anche l’Imu sugli immobili situati all’estero e di proprietà di cittadini italiani o stranieri con residenza in Italia, si chiama Ivie (Imposta sul valore degli immobili situati all’estero) ed è molto più salata della già famigerata e non poco onerosa Imu.

Viene prevista dall‘articolo 19 del decreto legge 201/2011 poi divenuto legge 214/2011 e prevede, per le persone fisiche, il pagamento per tutti coloro che detengono diritti reali su immobili (anche terreni) all’estero, quindi non si parla solo di proprietà ma anche per esempio di usofrutto.

Sarà molto più onerosa dell’Imu in quanto prevede le stesse aliquote nazionali, 0,76% se seconda casa e 0,4% se abitazione principale (quest’ultimo caso riguarderà solamente coloro che sono residenti in Italia ma svolgono un lavoro all’estero per conto dello Stato Italiano e solo relativamente al periodo interessato); l’aliquota, a differenza dell’Imu, verrà applicata non sul valore catastale ma sul reale valore compravenduto e quindi indicato nell’atto.

Due le principali perplessità riguardanti la nuova tassazione che ricordiamo è da versare con le modalità previste dall’Irpef; in primo luogo non si capisce bene come fare per individuare eventuali immobili intestati a cittadini stranieri residenti, e per secondo, ma non meno importante, è il fatto che l’imposta è dovuta solo per le persone fisiche, quindi intestando l’immobile ad una società la si può evitare.

Infine in mancanza di documentazione che attesti il valore dell’immobile (solo per immobili non situati nell’unione), sia che si tratti di provenienza da compravendita, successione o donazione, si dovrà fare riferimento ai valori di mercato locali, mentre per quelli entro l’UE verrà applicata come base imponibile il valore catastale.