Una recente sentenza della corte di Cassazione stabilisce che un condòmino può di sua inizativa e senza il preventivo parere dell’assemblea condominale, far installare una telecamera nel parcheggio per disincentivare ulteirori atti di danneggiamento, e richiedere che la spesa sotenuta debba essere ripartita pro quota su tutti i condòmini, nel caso in cui sussista necessità d’urgenza.

Proprio così tale sentenza, la numero 71/2013, rigetta il ricorso fatto da uno dei condomini che non voleva pagare la relativa quota di cui sopra stabilendo che non sussistono le due motivazioni dal condòmino riportate nel ricorso stesso, e riguardanti la prima la sentenza già emessa dal giudice di pace, e la seconda il discorso della privacy.

Entrambe le motivazioni ritenute inammissibili ed in particolare quella sulla privacy per la quale non sembra, secondo la suprema corte, esserci stata nessuna violazione in quanto detta telecamera riprende solo la zona di apertura del cancello che essendo un luogo adibito al transito di un numero indetrminato di persone non può dare luogo alla violazione dell’articolo 615 bis del codice penale, che riportiamo:

Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo. I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d`ufficio e la pena della reclusione da uno a cinque anni se il fatto commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato.

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