Rassegnate le dimissioni il premier Mario Monti ci lascia senza far ben capire se intenderà candidarsi o meno (ma sembrerebbe di si ed una eventuale lista la danno al 15%), mentre il differenziale tra Btp e Bund a 10 anni torna a salire sopra la soglia psicologica dei 300 punti, evidentemente anche a causa dell’interruzione sulle trattative tra democratici e repubblicani negli USA, che riprenderanno dopo Natale, per evitare il precipizio fiscale meglio noto come Fiscal Cliff.

Ricordiamo che 400 giorni fa circa Monti presiedeva al nuovo governo tecnico con un differenziale ben oltre i 500 punti e rendimenti dei nostri titoli quasi da livello tossico, ma attualmente e dopo tutte le salassate ed i tagli sulla spesa, meno che su quella politica è doveroso dirlo, siamo in una situazione migliore, o per meglio dire non da suicidio, ma ben lontana da quella normalizzazione che dovrebbe riportare questo”indice” su livelli molto più bassi nei dintorni dei 100 punti, come del resto era mediamente solo nel 2010.

Allora se consideriamo che il gettito da Imu, in riferimento solo a quello pagato per le abitazioni principali, è stato stimato in circa tre miliardi di euro, e che 100 punti di spread sono circa due milardi di interessi in più all’anno da versare a chi rifinanzia il nostro debito, è facile capire che per esempio al diminuire dello stesso si potrebbe anche pensare di eliminare questa nuova imposta per quanto riguarda la prima casa, e dare un po di respiro, ma anche speranza, alle famiglie in difficoltà.

Ora “eliminato” Monti che cosa succederà al famigerato differenziale? Difficile dirlo sono diversi i fattori che potranno incidere sul suo andamento, a partire, per quanto riguarda le componenti interne al nostro paese, dalla coalizione governativa che andrà all’esecutivo e che se non verrà rietenuta credibile dai mercati ci costerà sicuramente parecchie linee di febbre in più.

In secondo luogo la situazione internazionale, con particolare riferimento ai debiti europei (Grecia su tutti), il discorso americano sul Fiscal Cliff, ed un più consolidato miglioramento delle condizioni di recessione dell’eurozona.

Alcuni trader nei giorni scorsi, ed in concomitanza con la discesa sotto i 300 punti, davano quasi per scontata una inversione di trend sullo spread, ma stando ai livelli raggiunti solo ieri nettamente al disopra della soglia, sarebbe forse il caso di andarci con i piedi di piombo, sono troppe le variabili in gioco.