Ieri era il termine ultimo per pagare la seconda rata dell’imposta municipale unica calcolata con le nuove aliquote rifissate dai comuni che, stando alle previsioni dovrebbero aver portato 23 miliardi di gettito, circa 5 in più rispetto a quelli inizialmente previsti con le aliquote nazionali con le quali è stata paagta la prima tranche.

Ma per chi dovesse essersi dimenticato di ottemperare al dovere, o per chi non ha potuto farlo per ovvi motivi economici, ecco a cosa si va incontro e come si può risolvere la situazione. Riportiamo in basso un video che spiega nel dettaglio procedure e versamenti da effettuare per mettersi in regola.

Ci sono tre diverse possibilità attraverso altrettanti tipi di ravvedimenti; il primo sarà possibile effeettuarlo solo entro quattoridici giorni dalla scadenza del pagamento, e comporterà il versamento dell’imposta dovuta al comune più una sanzione dello 0,2% calcolata sull’intero importo e per ogni giorno di ritardo.

La seconda strada percorribile è quella del ravvedimento breve, che consiste nel pagamento dell’imposta più una sanzione questa volta del 3%, e può essere effettuato fino a ritardi che vanno dal quindicesimo giorno fino al trentesimo.

Infine esiste l’ultima possibilità di mettersi in regola con il ravvedimento lungo, che può essere effettuato per coloro che hanno ritardi nel pagamento da 30 giorni fino ad un anno; andrànno in questo caso aggiunte le sanzioni del 3,75%% più gli interessi legali che attualmente sono a quota 2,5 annui.

Oltrepassato il termine di un’anno o scattato l’accertamento del comune, non sarà più possibile ravvedersi e le sanzioni da pagare arriverrano al 30% calcolate sull’imposta dovuta.

Le soluzioni su dette, solo le prime tre, sono adatte nel caso in cui il contribuente non abbia pagato l’imposta in tempo, o anche nel caso in cui l’abbia fatto calcolando erroneamente l’importo da versare; inoltre infine ricordiamo che, nel caso in cui si sia versato un’importo superiore a quello dovuto, o si sia sbagliato il codice tributo, il rimborso o la modifica del codice andranno richiesti direttamente al comune di appartenenza, come recentemente stabilito dal Ministero dello Sviluppo Economico.

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