Se qualcuno aveva dei dubbi su quanto in questi ultimi anni, ed in particolar modo nel biennio 2011 2012, la crisi abbia inciso sulle famiglie italiane, ecco i dati che non lasciano spazio a dubbi e mostrano la fotografia di un paese che soffre.

Si tratta di un recente report elaborato da due note associazioni dei consumatori, Adusbef e Federconsumatori, riguardante il numero di pignoramenti e delle esecuzioni immobiliari derivanti dal mancato paganto delle rate del mutuo; nell’anno in corso fino al 30 settembre, si sono registrati circa 46 mila nuovi pignoramenti, 8500 in più rispetto all’anno passato.

L’incremento percentuale si attesterà, secondo le previsioni riguardanti il periodo fino a dicembre, al 22,8%, che sommato agli aumenti segnati dal 2008 al 2011 (parliamo già di un +75% in questi 4 anni), fanno praticamente raddoppiare tali procedure nel quinquennio in questione.

La situazione quindi è tutt’altro che rosea ed è evidentemente anche in funzione di questi dati che si potrebbe comprendere la stretta creditizia in atto; è infatti logico che le politiche aziendali degli istituti di credito in un contesto del genere non possano che essere stringenti con il potenziale cliente per cercare di ridurre al minimo il rischio di insolvenza dello stesso che certamente non è affatto remoto.

La statistica è stata effettuata in base ai dati raccolti da 37 tribunali, ed evidenzia come in termini di numero nuovi provvedimenti sono le maggiori città italiane a far segnare questi record negativi, parliamo ovviamente di Milano e Roma con rispettivamente un +981 la prima e +884 la seconda; da notare però che nonostante la capitale sia molto più grande in termini di popolazione il numero totale di pignoramenti nel 2012 è molto più basso rispetto a Milano 4700 contro 7100.

Se invece guardiamo la situazione in termini percentuali, la città che più soffre è senza dubbio Prato, che registra un’aumento delle procedure pari al 50,7%; questo è un trend negativo che va vanti da anni, infatti è dal 2006 che i pignoramenti aumentano ogni 12 mesi rispetto all’anno precedente, solo nel 2011 si era visto un notevole miglioramento, in quanto mentre nel 2010 l’aumento era stato, sempre su base annua, di quasi il 32%, nel 2011 fu solo del 5%.

Ovviamente le più probabili e plausibili previsioni economiche, ed occupazionali, per il 2013 non fanno sperare in bene, vista la recessione e la mancata crescita che tutti attendiamo ed è evidentemente che anche il prossimo anno sarà necessario mettere da parte le speranze di un miglioramento sul discorso pignoramenti.

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