Dopo tutti gli sforzi fatti per scampare dal baratro che si era prospettato circa un’anno fa, manovre, Imu, tagli, aumenti della benzina, iva e chi più ne ha più ne metta, oggi con il differenziale che torna a salire su livelli preoccupanti tutto questo sembra essere vanificato, ed è probabile che con il nuovo anno si rischi un’altra manovrina, proprio come diceva ieri sera a Ballarò Maurizio Belpietro, direttore di Libero, citando uno studio effettuato da Nens (Associazione Nuova Economia Nuova Società).

Questo contesto di ritorno alla mancanza di fiducia dei mercati nel nostro debito si ripercuoterà inevitabilmente e di nuovo sui costi di raccolta delle banche, che aumentano all’incrementare dello spread, come del resto aumenteranno gli interessi da pagare sul debito che a loro volta costeranno altre tasse o tagli ai poveri e già salassati cittadini; infatti ogni 100 punti di differenziale in più sono circa 2 miliardi e mezzo di interessi da pagare all’anno.

Quindi non solo potrebbero ancora aumentare i tassi d’interesse sui mutui, ma diverrà sempre più difficile per famiglie ed imprese accedere al credito, in un contesto che vede già grosse difficoltà in questo senso. Infatti i dati, delle principali società che studiano il settore, parlano chiaro, i mutui erogati si sono dimezzati rispetto all’anno passato e non si vede ancora la fine del tunnel.

Per quanto riguarda il futuro, visto anche il fermento politico degli ultimi giorni dopo la dipartita di Monti e l’eventuale ritorno di Berlusconi, difficile fare previsioni di lunga gettata, anzi è molto più probabile che si continui, come del resto si è fatto da molti mesi a questa parte, a navigare a vista.

Intanto ad oggi sul mercato del credito per l’acquisto della casa quando si riesce ad ottenere il finanziamneto i tassi medi applicati e comprensivi di tasso base con l’aggiunta della commissione e le spese relative, non vanno al di sotto del 3,20% circa per il variabile, e del 5,50% circa per il classico tasso fisso, livelli questi dovuti per la maggior parte ai bassi livelli degli indici di riferimento, quali per esempio euribor e Bce, me non alle commissioni applicate dalle banche che continuano ad essere su una media del 3%.

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