In un recente comunicato stampa emesso di concerto tra Adusbef e Federconsumatori, due delle più note associazioni a tutela del consumatore in Italia, viene riportata l’attuale situazione sul credito alle famiglie, sia ipotecario che al consumo, e si mette in luce un contesto che vede i tassi d’interesse medi applicati dalle banche essere saliti a dismisura dall’avvento del governo Monti, fino a ottobre scorso.

Se infatti da un lato le politiche della Bce stanno mantenendo gli indici di base (Bce, Euribor ed Irs) su livelli bassissimi e vicini allo zero con particolare riferimento a quelli variabili, l’altro lato della medaglia vede gli stessi istituti applicare commissioni (spread) di gran lunga più elevati se paragonati con i nostri vicini europei.

I dati parlano chiaro, da novembre 2011 ad ottobre del 2012, la differenza tra le medie su dette è aumentata per i mutui di ben 139 punti base, cioè 1,39%; questo in soldoni si traduce in una spesa assai più elevata se si considera la durata media di un finanziamnto del genere.

Prendiamo ad esempio un prestito per la casa di 100 mila euro da restituire in 20 anni e vediamo subito come nel bel paese il tasso medio applicato è del 4,88% con una rata di euro 560, mentre nel resto d’Europa abbiamo il 3,49% con una mensilità di 488 euro; questa differenza, 72 euro mese, costa la bellezza di 864 euro l’anno e circa 17 mila euro in più se si considera l’intero ammortamento.

Non solo, come se non bastassero i tassi d’interesse più alti, abbiamo seri problemi di accesso al credito, che insieme alle condizioni di cui sopra, hanno dato luogo negli ultimi nove mesi ad una riduzione sul mercato di riferimento di circa il 50%, come recentemente comunica Crif insieme ad Assofin e Prometeia.

Il mutuo ormai lo prende solo chi già dispone di una cospicua liquidità, a causa dei loan to value che non vanno oltre il 60%, ha un reddito di tutto ripetto e derivante da contratti a tempo indetrminato, è può disporre di garanzie elevate.

Intanto, tralasciando per un attimo i maggiori costi italiani, vediamo come mediamente un finanziamento a tasso variabile si può trovare con uno spread che va dal 2,70 fino a punte di quasi il 4%, mentre per quanto riguarda il fisso le commissioni vanno dal 3% al 5%; molto più conveniente nell’immediato il finanziamnto indicizzato, ma nel caso in cui si decidesse di accostarsi ad un prodotto del genere, ed in considerazione anche del fatto che la maggior parte dei costi sono derivati dalla quota fissa (lo spread), va considerato che l’Euribor in futuro non potrà che salire, portando con se aumenti sulla rata che potrebbero per molti essere insostenibili.

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