Per chi necessita di un mutuo dall’inizio della crisi finanziaria ad oggi non sono stati mesi facili, anzi, con l’aumento spropositato del famigerato differenziale tra Btp e Bund a 10 anni e relativo aumento delle difficoltà delle banche in termini di raccolta denaro, le commissioni applicate sui crediti per l’acquisto della casa si sono praticamente triplicate; senza andare a vedere poi quanto le politiche di selezione degli istituti siano divenute severe, ma questo potrebbe anche non essere interpretato come aspetto negativo, basta pensare a cosa è successo in America con la storia dei mutui sub prime.

Ma tornando a quello che più interessa il potenziale mutuatario, cioè il costo totale del finanziamento, nonostante le attività svolte dal nostro super Mario Draghi, che hanno portato alla discesa dei rendimenti sui nostri titoli allentando di parecchio le tensioni, non sembra che ci siano sensibili e positive ripercussioni sulle commissioni applicate ai finanziamenti immobiliari.

Se infatti all’inizio della crisi e quando si cominciavano a vedere i costi sul credito ipotecario lievitare come mai prima di quel momento, tali aumenti sono stati imputati proprio a questo differenziale che tanto ci fa penare, oggi la condizione inversa, cioè la riduzione dello spread che è sceso di più di 200 punti da luglio ad oggi, non sembra attenuare l’onerosità dei mutui.

Tuttavia i tassi finiti disponibili sul mercato, che si ottengono sommando gli indici (Euribor, Irs e Bce) agli spread non sono poi così alti, per merito proprio dei bassi livelli di detti indici.

Certo una sensibile riduzione sulle commissioni da parte delle banche potrebbe sicuramente incentivare una ripresa di questo comparto (creditizio ed immobiliare) da sempre un volano per la nostra economia considerando, specialmente per la parte immobiliare, tutto l’indotto in termini di edilizia che porterebbe con esso.

Attualmente gli spread sui mutui sono su una media, considerando sia fisso che variabile, del 4% circa, ma le migliori offerte offrono condizioni che vedono il 2,80% per i prodotti indicizzati e il 3,1% per quelli fissi.

Sembra si stia finalmente andando nella direzione giusta e se come tutti ci auguriamo, il differenziale continuasse a scendere magari toccando il livelli medi del 2010 (123 punti), gli istiuti non potranno fare a meno di tagliare il loro guadagno sulla singola operazione.