Tutti quanti auspicano che prima o poi si inizino ad avere sentori di una ripresa più consolidata in un momento di forte recessione economica che, nonostante le minori tensioni sui mercati finanziari, continua imperterrito a travolgere il nostro paese in quasi tutti i settori.

Non è esente da questo contesto di decrescita il mercato immobiliare che, secondo i dati emessi dall’Istat, nei primi tre mesi del 2012 ha registrato un calo delle compravendite pari a circa il 17% rispetto allo stesso periodo del 2011 anno in cui già il numero di transazioni era in calo, se pur di poco (2,3% dato Agenzia del Territorio) rispetto all’anno precedente.

Il trend del settore è negativo sia in riferimento agli immobili per uso residenziale (meno 17,2%), sia per quelli a destinazione economica (meno 11,8%), il totale numerico delle operazioni effettuate, sempre considerando il trimestre, è stato di circa 154800 unità compravendute.

Ovviamente la principale causa di tale contesto recessivo va ricercata in quel mercato, direttamente correlato all’immobiliare, che è quello creditizio dei mutui ipotecari; infatti anche qui si riscontra un dato ancora più preoccupante che vede la diminuzione degli atti di mutuo stipulati vicina al 50% e precisamente del 49,6%, per un totale di contratti pari a 92400 circa.

Difficile dare previsioni anche di massima che siano plausibilmente veriterie sul futuro di medio termine ma sopratutto se consideriamo un’ottica di lunga gettata; certamente questo comparto non potrà risvegliarsi da un letargo che troppo sta durando se gli istituti bancari non metteranno un freno alla stretta creditizia che attanaglia l’Italia fin da quando, ormai un’anno fa, le tensioni sui mercati finanziari, ed il relativo aumento del differenziale spread, hanno comportato difficoltà sui mercati interbancari che inevitabilmente si sono ripercosse sui tassi d’interesse applicati al credito al dettaglio.

In realtà poi andando a vedere i tassi finiti sui mutui, a parte i primi mesi della crisi quando l’incertezza regnava sovrana nell’area euro, ci si può rendere conto che non sono poi così elevati, ma di certo non grazie alle banche; infatti è stata la politica economica della BCE che ha fatto scendere drasticamente i principali indici (Euribor, Irs e BCE) che sommati alle commissioni delle banche danno come risultante il costo del mutuo escluse le spese accessorie che sono invece incluse nel Taeg.

Quindi il vero problema non è l’eccessivo costo del finanziamento (di media oggi puoi trovare un tasso fisso a circa il 6% ed un variabile al 3,30% considerando una richiesta media) ma le difficoltà che si riscontrano nell’ottenerlo.

Sono infatti le politiche di selezione della clientela che stanno veramente frenando la ripresa, per non parlare poi dei Loan to value, difficili ad ottenersi maggiori del 60% e che pertanto tagliano fuori anche coloro che pur possedendo buoni requisiti di reddito ed una situazione lavorativa stabile, non dispongono del necessario acconto da versare al veditore; un esempio pratico, appartamento da 200 mila euro, mutuo di 120 mila euro (60%), acconto indispensabile euro 80 mila. Ma chi ce l’ha?

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