La situazione del credito ipotecario per la casa continua ad essere caratterizzata da una netta diminuzione delle richieste come recentemente sottolineato da Crif, noto istituto d’informazione creditizia, sopratutto per quanto riguarda il 2012.

Se infatti negli anni passati, 2010 e 2011, potevano esserci stati piccoli segnali positivi, da alcuni interpretati come un possibile inizio di una ripresa più consolidata, dal settembre 2011 con l’inasprimento della crisi sui debiti sovrani e le prime impennate dello spread (differenziale Btp Bund), tutto ha iniziato veramente a cambiare faccia.

Da un lato i tassi d’interesse che continuavano a salire a causa delle commissioni elevate applicate dalle banche sui prestiti immobiliari, in funzione delle peggiorate condizioni di costo nei mercati interbancari dove gli istituti fanno raccolta di denaro.

Dall’altro una sempre più vasta schiera di potenziali mutuatari che pur volendo stipulare il mutuo per l’acquisto, non erano più considerati buoni clienti dalle stesse banche vista l’incertezza anche sul discorso occupazionale; da qui anche l’aumento del costo sul finanziamento caricato dell’ulteriore polizza assicurativa sempre più richiesta.

Negli ultimi mesi, e precisamente nei primi sei del 2012, il calo sul totale di richieste nel settore residenziale è stato quasi del 50% su base annua, ma volendo cercare il bicchiere mezzo pieno c’è da dire che in questo primo semestre è vero che i tassi, parliamo della parte riguardante il guadagno della banca (spread), non sono scesi ma almeno sono rimasti stabili.

Questo solo considerando la situazione da un punto di vista relativo all’agio dell’istituto, mentre se andiamo a vedere tutti i principali indici che regolano i contratti di mutuo a tasso variabile e fisso, allora va sottolineato come da giugno ad oggi sia stato confermato quel trend a scendere, iniziato a ottobre dello scorso anno, che attualmente quota tutti questi indici su livelli bassi mai raggiunti prima, vediamo quindi di cosa parliamo e quali conseguenze tale situazione porta nei confronti del debitore.

I parametri più utilizzati per calcolare le rate dei mutui sono, gli euribor a tre mesi (0,38%) e ad un mese (0,14%), l’Irs a 20 anni (2,21%) ed il Bce (0,75%); i primi ed il terzo indicizzano i tassi variabili, mentre il secondo è responsabile del tasso fisso.

Ebbene tali parametri sono ormai su livelli minimi e concorrono ad un minore costo dei mutui, anche se gli spread applicati dalle banche rimangono ancora su percentuali ben lontane da quelle di nemmeno un’anno fa quando la media era di circa 1,20%; oggi il migliore tasso variabile comporta uno spread che non va al di sotto del 2,70%, mentre per il fisso siamo sopra al 3%.

Nonostante comunque si registri questo netto calo sulle richieste ci sono ancora migliaia di persone che si accingono ad accendere il mutuo e quindi vediamo in grandi linee quali banche offrono i prodotti più competitivi.

Per effettuare tale comparazione prenderemo in considerazione una richoesta di euro 120 mila da restitutire in 20 anni con ltv del 60%; in funzione di questi dati sia il tasso fisso che quello variabile (euribor a tre mesi) sono più convenienti presso Webank che offre un taeg del 5,39% nel primo caso e del 3,26% nel secondo.

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