Nell’ambito di una situazione generale di incertezza economica del paese con crescenti tensioni sui mercati finanziari dell’euro zona e con un differenziale sui Btp Bund tornato a crescere su livelli a dir poco preoccupanti, certamente il settore immobiliare non può vivere una facile situazione.

Già nel 2011 il calo sulle transazioni effettuate e il sempre crescente disinteresse della clientela verso un comparto fondamentale per la nostra crescita hanno dato un duro colpo all’economia tutta.

Ora anche l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) in un recente report ha messo in luce come la situazione stia ancora peggiorando nell’anno in corso.

Infatti solo nei primi mesi del 2012 la diminuzione sul settore di riferimento è stata del 19,6%, a conferma di un trend negativo che da diversi anni attanaglia la storia immobiliare italiana.

Dal 2007 al 2011 il calo registrato è stato del 21,5% e solo nel 2011, periodo in cui la crisi si è andata sempre più inasprendo, dell’11’8%.

Fondamentalmente il mercato immobiliare risente della stretta creditizia cioè delle banche che non sono più disposte a concedere mutui e quando lo fanno si parla di finanziamenti che non vanno oltre il 50 60% del totale prezzo dell’immobile.

Va da se quindi che anche coloro, e non sono poi tanti, che magari dispongono di un buon posto di lavoro a garanzia del debito da contrarre, non riescono comunque ad acquistare per la mancanza di quell’acconto che sempre di più diventa difficile da risparmiare considerate anche le quotazioni, si scese, ma poi non in modo così sensibile e comunque con una velocità minore rispetto alla discesa dei loan to value.

Cosa si fa allora? Difficile dirlo in una situazione che vede anche gli operatori più esperti navigare a vista in un contesto sempre più caratterizzato dall’incertezza verso il futuro, aspetto questo che certamente non giova ad un settore che in linea di massima prevede un’impegno pari in media a 23 anni.

bilancia_300p250_MOL