Da un lato le banche che con la stretta creditizia di erogare mutui hanno poca intenzione, dall’altro delle famiglie che vuoi per la crisi dei debiti, e la relativa incertezza percepita ormai nella quasi totalità dell’eurozona, vuoi per la situazione occupazionale del nostro paese, stanno riducendo di molto l’interesse verso i finanziamenti immobiliari.

Stando infatti a dati recentemente emessi nel primo quadrimestre del 2012 le richieste per questo tipo di prodotti bancari, si sono contratte riducendosi del 46% circa rispetto allo stesso periodo dell’anno passato.

Questo significa che se l’andamento del settore dovesse continuare in questa direzione fino a dicembre corrente anno più o meno il totale numero di prestiti ipotecari effettuati sarà circa la metà di quelli registrati nel 2011.

Ciò nonostante parliamo sempre di cifre oltre i 200 mila contratti che meritano comunque un’attento esame in termini di tasso da applicare, se fisso o variabile, da parte di coloro che intendono stipularli.

Oggi è assolutamente inequivocabile che la differenza sulla rata tra mutuo classico (fisso) e indicizzato (variabile) giustifica quella maggiore attenzione che quest’ultimo sta ricevendo da diversi mesi da parte dei potenziali mutuatari; tuttavia alcuni aspetti vanno presi in considerazione prima della decisione definitiva.

Ricordiamo che attualmente la differenza in termini di rata tra le due tipologie di contratto è di circa 175 euro considerando un’ipotetico erogato di 140 mila euro da rimborsare in 25 anni con un loan to value pari al 70%, e la stessa banca erogante, nel nostro caso Cariparma (dati Mutuisupermarket.it).

Questo aspetto però non deve ingannare in quanto anche se le più probabili previsioni di mercato danno l’indice Euribor ancora su livelli bassi per i prossimi tre anni, considerando la durata media del finanziamenti in Italia, circa 23 anni, è bene prendere in considerazione la sostenibilità della rata.

Si tratta praticamente di vedere fino a che punto il nostro reddito ci permetterebbe di pagare il debito, senza entrare in crisi, nel caso di aumenti non previsti o comunque oltre quella probabile data approssimativa che vedrà gli indici di cui sopra reiniziare un trend a salire.

Morale della favola è stipulare un variabile facendo i conti come se dovessimo rimborsare le rate a tasso fisso, così da avere un margine maggiore; è inoltre importante sottolineare che in questa logica di andamento la soluzione più auspicabile è senza dubbio il tasso misto con ingresso variabile (magari per i primi tre anni) per poi passare all’ammortamento in base Irs con interesse bloccato il giorno della stipula.

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