Come pochi giorni fa ci ha ricordato il nostro premier Mario Monti, la crisi è tutt’altro che finita, in realtà non siamo fuori nemmeno dall’emergenza che ormai viene misurata con quel termometro ben conosciuto che è il differenziale spread tra titoli Btp italiani e Bund tedeschi di riferimento a dieci anni.

Infatti da alcuni giorni a questa parte tale differenziale è tornato a crescere toccando livelli preoccupanti (oggi si trova nei dintorni di 440 punti) in funzione della difficile situazione greca.

Ma come si ripercuote questo scenario sul più conosciuto dai comuni mortali spread sui mutui? Difficile dirlo con certezza ma se si guarda al più recente passato, quando per la prima volta il differenziale sui titoli iniziava a salire nel periodo di luglio 2011, è facile capire come un probabile andamento delle commissioni applicate ai mutui, possa essere previsto.

Infatti come molti ricorderanno in concomitanza alle impennate del differenziale (che raggiunse il massimo di 553 punti nel novembre 2011) anche gli spread sui mutui sono considerevolmente aumentati toccando nel peggiore dei casi anche il 5%; poi con il cambio di governo, e le due iniezioni di liquidità operate dalla BCE, sembrava che qualcosa bollisse in pentola ma stando alla situazione odierna le parole del nuovo premier “ormai non salira più” ( riferite al differenziale) lasciano un’amaro sapore in bocca.

L’aspetto che vede il legame tra gli aumenti del differenziale e quelli riferiti alle commissioni sui finanziamenti può essere spiegato in questo modo: all’aumentare del differenziale si registra una riduzione del prezzo sul titolo ed un’aumento del rendimento dello stesso che diviene maggiormente rischioso per chi lo detiene, proprio come molte delle nostre banche che vedono quindi diminuire la loro capacità di rimborsare i debiti contratti sui mercati interbancari; da qui anche il recente taglio di rating operato da Moody’s su 26 istituti nostrani.

Va da sè che se le banche pagano maggiori interessi sul denaro che raccolgono tali aumenti non possono che ricadere sugli utenti finali che sono appunto famiglie ed imprese.

Nel marzo del 2012, quando sembrava che la situazione volgesse verso una normalizzazione e lo spread Btp quotava 286 punti, anche alcuni istituti iniziarono a ritoccare le commissioni sui mutui primo tra tutti Cariparma con offerte al 2,60%, e per molti questo poteva segnare il giro di boa sul costo dei crediti ipotecari, ma probabilmente così non sarà visto che l’incertezza ancora regna sovrana.

Ad oggi comunque è ancora possibile reperire offerte con spread (per il tasso variabile) al 2,70-2,80% per piani d’ammortamento ventennali che insieme ai livelli bassi degli Euribor, concorrono alla formazione di tassi finali che in definitiva non sono poi così onerosi. Confronta tutti i prodotti direttamente da QUI.