Dall’inizio di questa crisi sui debiti sovrani anche il settore dei mutui per la casa è stato caratterizzato da profondi cambiamenti sia in termini di costi assoluti del finanziamento, derivanti dai maggiori spread applicati, sia dalle stringenti politiche degli istituti che selezionano il potenziale cliente con criteri sempre più severi.

Ma allora oggi una giovane coppia, o anche non più tanto giovane, come fa per comprarsi una casa e costruirsi la propria famiglia? Semplicemente non lo può fare, a meno che non ci sia dietro un genitore o un nonnino che, sia con ingenti acconti visti i diminuiti loan to value, sia con ulteriori garanzie reddituali, possa concorrere positivamente alla delibera del mutuo.

Già perchè ad oggi dopo numerosi report fatti dai media con telecamere nascoste nei principali istituti italiani le risposte più o meno sono sempre le stesse, il mutuo c’è solo per chi i soldi già ce li ha, mentre per chi magari lavora, anche a tempo indeterminato con uno stipendio nella media (diciamo 1300 euro, a dire il vero quasi un miraggio), non ci sono banche disposte a correre i rischi di un momento anche occupazionale del paese che vede il licenziamento come una casistica tutt’altro che remota.

Anche lo spread tra Btp e Bund, termometro dell’affidabilità del nostro debito, è tornato pesantemente a salire ed oggi è quasi a quota 400 punti; ricordiamo che tale differenziale è stato principale causa degli sconsiderati aumenti delle commissioni sui mutui arrivate in alcuni casi al 5,50% (nemmeno un’anno fa la media italiana era nei dintorni dell’1,20%), poi nelle ultime settimane alcuni istituti avevano tagliato tali commissioni arrivando a proporre prodotti variabili con spread al 2,60% (comunque alto ma al di sotto della media di periodo vedi Cariparma).

In ogni caso se il differenziale di rendimento dovesse continuare a salire, visti i problemi dei paesi periferici dell’area euro, per il prossimo futuro non ci si potranno aspettare migliorie sulle condizioni economiche dei prestiti sia alle famiglie che alle imprese, con tutto quello che ne consueguirebbe in paese già in recessione.

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