Questa nuova imposta già precedentemente prevista nel federalismo municipale ma poi anticipata in forma sperimentale con la manovra Monti continua a destare non poche polemiche negli addetti al settore immobiliare e non solo.

L’aspetto che maggiormente spaventa è l’impatto negativo che a detta di molti tale nuova tassazione avrà sul comparto immobiliare certamente già oggi non in buone condizioni.

Dopo diverse analisi elaborate da Censis, dal Coordinamento unitario dei proprietari immobiliari composto da Uppi, Confappi e Federproprietà, tutti sembrano dello stesso avviso nel dire che lo scenario che si prospetta per i prossimi mesi sarà di ulteriore depressione dei prezzi e stallo del mercato.

Prima di tutto ci saranno molti piccoli proprietari di seconde case che, non potendo pagare l’aliquota prevista, metteranno in vendita i loro immobili, ma ciò che non si capisce ancora è chi acquisterà tali beni, vista la stretta credizia in corso e la sempre più ridotta capacità economica delle famiglie.

In secondo luogo, ed in considerazione del fatto che l’imposta in questione riduce la redditività dell’immobile, è plausibile pensare che nel prossimo futuro si registreranno riduzioni delle quotazioni, sia nel settore residenziale che in quello commerciale.

Adoc (Associazione difesa e orientamento dei consumatori), evidenzia in una nota come tali riduzioni potrebbero orbitare nei pressi del 18% per il residenziale e del 30% per il commerciale.

Non ultimi per importanza mutuatari e banche che si troveranno, i primi a rimborsare mutui probabilmente maggiori dell’attuale prezzo di mercato, e i secondi nel caso di pignoramento e relativa vendita all’asta, a detenere immobili che non coprono il debito residuo da estinguere.

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