Non smentite le più probabili previsioni sull’andamento dell’indice Euribor che regola i principali mutui variabili e che non arresta la sua discesa verso il minimo storico raggiunto a fine marzo del 2010 quando si attestò a quota o,63% quello a tre mesi e 0,39 quello ad un mese, i maggiormente utilizzati come parametri indicizzanti.

L’ultima rilevazione parla chiaro siamo infatti su percentuali dello 0,75% e dello 0,41% per le rispettive durate su dette; quindi ancora buone notizie per chi sta già rimborsando un mutuo variabile che vede le rate da corrispondere in diminuzione ormai dal luglio scorso.

Differente la situazione per chi ha dovuto stipulare il finanziamento quando già la crisi stava mordendo; infatti per tutti coloro che non hanno potuto fruire degli spread “agevolati” (nell’ordine di una media dell’1,20% contro quella odierna di circa il 3,50%) il risparmio possibile non incide poi così tanto considerata l’onerosità totale del credito; comunque sia però questi sono ribassi che su un mutuo classico di euro 150 mila da rimborsare per esempio in 25 anni portano ad un taglio dei costi, ipotetico annuo, di circa 500 euro.

Anche per chi invece il mutuo ancora non ce l’ha ma ha intenzione di accenderlo nella maggior parte dei casi non cambierà nulla in quanto, probabilmente, verranno ritoccati gli spread al rialzo sopratutto in questo frangente che vede il costo del debito tornare a livelli preoccupanti con tutto quello che ne consegue in termini di liquidità per le banche ed in particolar modo per quegli istituti che hanno in pancia parecchi titoli di stato.

Inoltre le riduzioni saranno più consistenti per quei contratti più giovani, cioè che si stanno rimborsando da poco, in quanto tali indici incidono solo sulla quota interessi della rata che, come accade nella quasi totalità dei piani d’ammortamento, è maggiore nei primi anni del mutuo; nessuna riduzione invece per chi ha già restituito tutti gli interessi e sta abbattendo solo capitale.

Questa continua discesa degli Euribor sta portando tra l’altro alla preferenza dei potenziali mutuatari verso questo tipo di contratto, che può comunque nascondere diverse insidie sopratutto in un momento che vede solo gli indici a livelli bassi mentre le commissioni applicate sono elevate; i migliori spread che si possono trovare per i mutui variabili non scendono al di sotto del 2,70% per durate di 20 anni, motivo per cui la soluzione a nostro avviso maggiormente auspicabile rimane il tasso misto o un variabile con tetto massimo.

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