Da settembre scorso a poco meno di due settimane fa, gli spread sui mutui si sono in media quasi triplicati toccando punte del 5,50% per alcuni prodotti a tasso fisso di specifiche banche che maggiormente avevano risentito del credit crunch.

La principale causa che ha determinato questi paurosi aumenti è stata fondamentalmente caratterizzata dalle difficoltà degli istituti nel rifinanziarsi sui mercati interbancari che offrivano condizioni economiche d’interesse sempre più onerose che alla fine si ripercuotevano sul cliente finale.

Poi due fattori sono intervenuti a mitigare tale situazione, in primis le severe manovre del governo Monti che hanno concorso in modo drammatico alla discesa del differenziale di rendimento tra Btp e Bund, ed in secondo luogo le due operazioni di immissione liquidità operate dalla BCE per un totale di circa 1000 miliardi distribuiti alle banche dell’area euro.

In termini di economia reale comunque fu solo l’ultimo passaggio a scaturire positivi effetti (si tratta della seconda iniezione di fine febbraio) che si sono tradotti nell’inizio di un trend a scendere deglle commissioni applicate ai mutui scese per la prima volta dovo quasi dieci mesi al di sotto del 3%, ma solo per quelli variabili.

Infatti ad oggi sono tre o quattro gli istituti che offrono tali condizioni, primo tra tutti Cariparma con al seguito Webank e Bnl, anche se siamo ancora lontani da una normalizzazione di questi odiosi spread, si è riusciti a staccarsi da quel 3,50% che negli ultimi mesi stava rappresentando la media di mercato.

Ecco allora che per la prossima estate un’altro fattore potrebbe concorrere in modo positivo alla riduzione dei costi su detti, si tratta della scadenza stabilita dall’Eba per la verifica dei requisiti di capitale degli istituti, al termine della quale le banche stesse dovrebbero avere maggiori possibilità di erogare denaro a costi meno onerosi per il mutuatario.

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