Nonostante il momento di forte crisi economica ed occupazionale sono ancora molte in Italia le persone che accendono un mutuo d’acquisto per coronare il loro sogno immobiliare, anche se in percentuale nettamente decrescente rispetto agli anni passati.

In questo contesto, e specialmente negli ultimi mesi, si sta registrando un forte aumento della propensione del cliente ha stipulare un contratto variabile, cioè caratterizzato dalla quota interessi che compone la rata suscettibile delle oscillazioni del mercato di riferimento.

Se solo un’anno fa il volume di finanziamenti variabili era quasi la metà rispetto ai fissi, oggi come fetta di mercato siamo praticamente alla pari con un 42% per il primo tipo ed il 43% per il secondo.

Tale situazione è determinata da due fattori fondamentali, il primo caratterizzato dal trend a ribasso dell’indice Euribor che regola la maggior parte dei variabili, ed il secondo dalla minore propensione delle banche ad erogare quando il rapporto rata reddito non è ottimale.

Quest’ultimo aspetto ovviamente porta il cliente ad optare per una rata variabile che, essendo oggi più bassa, permette un maggiore erogato a parità di reddito, in quanto il rapporto di cui sopra si va ampliando nel senso che aumenta la differenza tra la mensilità da corrispondere ed il reddito percepito a favore di quest’ultimo.

Comunque sia sembrerebbe che oggi il mutuo indicizzato, si chiama anche così, sia la soluzione che più agevola l’erogazione del prestito e che meglio si adatta al difficile momento economico che vede le risorse delle famiglie in diminuzione.

Attenzione però ha pianificare questo mutuo con la dovuta consapevolezza, perchè è vero che oggi la differenza sulla rata tra fisso e variabile è piuttosto cospicua a favore del secondo, ma è anche vero che è proprio la parte che può subire variazioni ad essere vicina ai minimi storici (e pertanto ad incidere sul minore costo), mentre la commissione aggiuntiva della banca (lo spread) si attesta su livelli a dir poco onerosi, nell’ordine di una media superiore al 3%, quando solo un’anno fa era di poco più dell’1%.

Ci sembra quindi plausibile pensare che in un futuro prossimo gli indici di riferimento torneranno a salire portando con loro esosi rincari della rata che per molti saranno insostenibili.

Tuttavia le più probabili previsioni per l’Euribor lo danno ancora al ribasso nei prossimi mesi e comunque al di sotto dell’1% fino al 2014, ma si tratta comunque di previsioni fatte in funzione del mercato future di riferimento quotato sul Liffe di Londra, che non possono considerarsi attendibili al 100%, ovviamente.

Morale della favola in questo contesto sarebbe auspicabile, piuttosto del variabile puro, o un tasso misto con ingresso variabile e opzione biennale, o un cap rate che fissa una soglia massima d’interessi.

Rimane sempre è comunque doveroso per tutti coloro che non sono addetti ai lavori rivolgersi a professionisti qualificati per farsi consigliare sul mutuo da scegliere; richiedi da QUI una consulenza gratuita e non impegnativa.

bilancia_300p250_MOL