Ieri la Banca Centrale Europea ha di nuovo immesso nei circuiti bancari dell’eurozona un’ingente somma di denaro pari a circa 530 miliardi all’1% per tre anni. Tale operazione detta “Long Term Refinancing Operation” è la prima dall’inizio dell’anno, ma la seconda negli utlimi 5 mesi, infatti a dicembre scorso furono inniettati 489 miliardi.

Ora le apsettative, come sottolinea il presidente Mario Draghi, derivanti anche da una maggiore partecipazione di piccole banche, sono che gli istituti rimettano in funzione il meccanismo del credito alle imprese e famiglie, in forte crisi in alcuni paesi europei, Italia compresa.

Se il denaro della prima operazione è servito prevalentemente all’acquisto di titoli di stato delle rispettive nazioni e ha rimborsare le obbligazioni in scadenza, questa volta ci si aspetta un netto miglioramento delle condizioni in termini di economia reale, che oggi vede grosse difficoltà di accesso al credito e tassi d’interesse, causati dagli aspread applicati dalle banche, molto elevati.

Si pensi che, per quanto riguarda il settore dei mutui ipotecari, fino a poco meno di un’anno fa era possibile trovare prodotti con spread nei dintorni dell’1%, mentre ad oggi ci si può ritenere fortunati se si spunta un 2,90%, ma si arriva anche al 5%.

Da sottolineare però che non tutti i paesi vivono una situazione così severa, per esempio in Germania la fiducia nei debitori, imprese e famiglie, resta elevata, fatto sta che sia gli interessi che la percentuale di richieste al credito negate, sono nettamente più bassi.

Quello che resta da capire, e lo vedremo nelle prossime settimane, e se gli istituti di credito preferiranno orientarsi di nuovo prevalentemente verso l’acquisto di titoli di stato, che anche in Italia, se pur scesi, hanno comunque rendimenti del 4% circa, che rapportati all’1% di costo dell’Ltro su detto, si tradurrebbe ancora in un bel guadagno.

C’è comunque chi pensa che, se le banche dovessero ancora optare per i titoli, si potrebbero vanificare le intenzioni dell’operazione BCE, nel senso che aumentando il numero di titoli di stato in pancia, le banche potrebbero finire per aumentare ancora di più il legame che esiste tra i debiti sovrani e loro stesse.

Intanto per quello che ci riguarda più da vicino, l’ormai famigerato spread tra i rendimenti BTP a 10 anni e i Bund tedeschi di riferimento è sceso sotto la soglia dei 340 punti, ed il presidente Monti ha detto: “Ormai non salirà più”.