Il nuovo governo Monti sta mettendo mani un po ovunque, tra blitz della guardia di finanza, decreti salva Italia, riforme del lavoro e liberalizzazioni varie.

Proprio di quest’ultimo punto, e nella fattispecie riguardante il settore mutui casa, vogliamo parlare, in quanto tra i molteplici emendamenti, che non sono altro che modifiche al testo iniziale, ve ne sono due che rigurdano la questione assicurazioni aggiuntive e conti correnti nell’ambito del credito ipotecario.

Tali emendamenti sono stati presentati da due esponenti rispettivamente del PD e del PDL, e consistono nell’inserimento all’interno del decreto liberalizzazioni di due diverse norme, la prima per eliminare l’obbligo dell’apertura del conto corrente quando si accende un mutuo (obbligo che comunque non tutti gli istituti impongono), e la seconda, sul già discusso discorso dei prodotti Credit Protection Insurance, che obbliga le banche a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti compagnie assicurative non riconducibili alle stesse; il mutuatario avrà comunque la facoltà di stipulare la polizza dove più ritiene opportuno.

Ad oggi comunque riguardo alle assicurazioni l’aspetto che andrebbe modificato nel decreto è quello che vede gli istituti ancora in possesso della possibilità di vincolare l’erogazione del finanziamento alla stipula della polizza aggiuntiva, che di solito è sulla vita e/o multirischi, a prescindere dal discorso di cui sopra.

Infatti per come è redatto l’articolo 28 di tale decreto, è chiaro che banche e intermediari possono condizionare l’esito del mutuo all’assicurazione; testualmente cita:”Le banche, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari se condizionano l’erogazione del mutuo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi”.

Si tratta comunque di un passetto avanti verso una situazione di maggiore chiarezza e trasparenza per l’utilizzatore finale, anche se ora come ora i veri problemi del credito immobiliare riguardano gli spread che non accennano a scendere anche dopo l’immissione di circa 500 miliardi di liquidità, dei quali circa 110 destinati alle banche italiane.

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