Negli utltimi mesi, causa la forte stretta creditizia operata dalle banche in funzione della crisi, ottenere la delibera al mutuo per acquistare la casa, non è proprio un’impresa facile, e i dati parlano chiaro, solo una richiesta su quattro viene evasa con esito positivo.

Ma proprio a quel 25% di “fortunati” che riescono in questo intento, un’aspetto nascosto ed insidioso può creare non pochi problemi nel pagamento della rata, sopratutto quando quest’ultima è stata dimensionata al limite della capacità economica del mutuatario.

Se per esempio come spesso accade, ed è giusto che sia così pena la perdita della caparra, in sede di accettazione della proposta d’acquisto, l’acquirente si è già preoccupato di ottenere tale delibera (per lo meno a livello reddituale) nell’ambito di un determinato costo preventivato dalla banca, è necessario fare molta attenzione ai tempi della compravendita; vediamo perchè.

Il discorso è molto semplice, quando ci rechiamo in banca per richiedere il finanziamento, lo stesso istituto se ci da il nulla osta, lo fa con determinati tassi d’interesse e spread, i primi caratterizzati dall’andamento del mercato ed i secondi dal guadagno che l’istituto è intenzionato a percepire.

In questo frangente ciò di cui maggiormente ci si deve preoccupare, dopo il costo della rata e le condizioni economiche fino a quel momento applicate, è un’eventuale aggiustamento degli interessi dovuto sia al mercato che cambia e sia alla banca che gioca sui mesi che passano tra proposta e rogito notarile.

Quello di cui stiamo parlando è il termine ultimo entro il quale il finanziatore blocca il tasso d’interesse preventivato, ed oltre il quale tale interesse può essere ritoccato.

Mediamente oggi le banche non congelano le condizioni economiche messe in preventivo per più di trenta giorni, e comunque è bene chiedere in sede di consulenza che le stesse vengano messe nero su bianco, portando così l’acquirente, decorsi tali termini, ad un’amento del tasso finale che realmente verrà applicato al mutuo contestualmente al rogito notarile.

Morale della favola, potrebbe succedere che un’ipotetico 5,80% a tasso fisso preventivato due mesi prima del rogito, possa divenire un 6% con conseguente aumento del costo della rata.

Per tutelarsi da situazioni del genere, assai spiacevoli, quello che si può fare, dopo aver chiarito con la banca quale è la scadenza delle condizioni preventivate, è cercare di rientrare nei tempi pattuiti, pena un sicuro aumento dei costi.

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