Secondo un recente bollettino emesso dall’Abi (Associazione Bancaria Italiana) nell’ultimo mese dell’anno appena trascorso, lo scotto da pagare in termini di tassi d’interesse sui mutui per la casa, derivato dall’ormai nota a tutti crisi dei debiti sovrani, è stato caratterizzato da un’aumento medio del costo di un mutuo, che è passato dal 3,7% di novembre 2011 al 3,83 di dicembre.

I dati sono molto più significativi del grave momento che attraversiamo, se vengono guardati in un’ottica di più lunga durata indietro nel tempo, ed infatti la stessa percentuale di dicembre 2011 registra un’aumento di quasi un punto percentuale se paragonasta allo stesso mese dell’anno 2010, quando il tasso d’interesse medio per un credito ipotecario alle famiglie era di solo il 2,97%.

Certamente c’è da dire che parte di questi aumenti è stata dovuta al fatto che nelle statistiche sono incluse tutte le, chiamiamole così, sottocategorie di mutui, quelli a tasso fisso, variabile eccetera; va da se quindi che essendoci stato un’incremento delle stipule di contratti a tasso fisso, notoriamente più onerosi ma inevitabilmente più ricercati in momenti di forte incertezza, insieme ad esso si regisatra per forza di cose anche una maggiorazione dei tassi d’interesse medi.

Con questo non si vuole dire che l’aumento dei tassi è dovuto solo al fatto che un maggiore numero di persone ha richiesto mutui a tasso fisso, ma anche questo aspetto fa il suo gioco, certamente quello che va ricercato e risolto al più presto è la motivazione per la quale l’incertezza sembra regnare sovrana nell’area Euro.

Per il 2012 a livello di economia generale non si prevede nulla di buono, essendo le stime per il prodotto interno lordo a ribasso rispetto alle previsioni di giugno scorso, ma questo momento di transizione dovrebbe, e speriamo che lo sia, essere la prefazione di una ripresa maggiormente consolidata.

Intanto anche se abbiamo perso il rating con la A, le borse sembrano non aver troppo risentito del declassamento, ed anche il famigerato spread Bund Btp sta scendendo portando con se il tasso di rendimento dei titoli di stato nostrani, che dovrebbe permetterci di piazzare i circa 400 miliardi di titoli solo nell’anno in corso.

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