Secondo una statistica emessa dal noto broker online, Mutui.it, il contratto a tasso misto viene richiesto solo dal 2% dei potenziali mutuatari, anche se ad oggi potrebbe essere la migliore soluzione, essendo i principali indici che regolano i finanziamenti a tasso variabile in netto calo.

Ricordiamo che i crediti ipotecari a tasso misto sono quelli caratterizzati dalla facoltà del contraente o di cambiare tipo di tasso nel corso del piano d’ammortamento secondo condizioni prestabilite da contratto, oppure fruire di un tasso iniziale, magari variabile, denominato d’ingresso, per poi passare a quello di regime per il resto della durata del piano di rimborso; ci sono poi particolari tipi di mutui così detti con opzione che permettono al debitore di esercitare detrminate facoltà o a propria discrezione, e secondo l’andamento dei mercati, oppure in modo prefissato fin dalla stipula e non derogabile.

Tornando al perchè il mutuo a tasso misto anche potendo essere migliore in termini economici sia di un variabile che del calsssico fisso non venga prediletto dai richiedenti, la risposta è molto semplice, e va ricercata nel momento di forte incertezza dei mercati che, pur a fronte di una spesa maggiore, impongono una seria riflessione sugli eventuali rischi collegati alla volatilità degli stessi.

In poche parole, anche potendo utilizzare tassi iniziali ridotti e la possibilità di cambiarli in funzione delle previsioni sia a breve che medio raggio d’azione, il mutuatario oggi preferisce o il variabile puro, che con l’Euribor a ribasso è meno oneroso, oppure il blasonato fisso che mette al riparo da qualsivoglia tensione economica.

Un esempio attuale di tasso misto dalle più che discrete condizioni è quello offerto attraverso la Mutuisupermarket di banca Creacasa del gruppo Credem, che permette di avere un tasso d’ingresso fisso per i primi cinque anni di ammortamento, per poi passare al restante periodo col variabile in base Euribor a tre mesi, in entrambi i casi con l’aggiunta dello spread.

Facciamo un esempio pratico, ipotizzando con i strumenti messi a disposizione dal su detto Broker una richiesta di euro 150 mila da rimborsare in 30 anni erogati su un totale valore dell’immobile di euro 180 mila (quindi parliamo di un loan to value vicino all’85%) avremo da corrispondere una rata mensile di 747 euro circa per i primi cinque anni, per poi passare a quella regolata in modo variabile con le modalità sopra descritte, che ad oggi ammonterebbe ad euro 723 circa.

Nota bene, il tasso effettivo della parte di rimborso regolata in base Euribor, si conoscerà solo alla scadenza del primo quinquennio d’ammortamento; niente paura però, se il costo dovesse essere divenuto troppo elevato c’è sempre la possibilità di effettuare una surroga.

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