Per chi riesce ad accendere un mutuo, l’unica vera preoccupazione è quella di sostenere il pagamento della rata, cercando di onorare il credito ottenuto fino al termine del contratto.

Ma se fino a qualche mese fa si poteva quasi dare per sicuro che un’utente con reddito medio potesse accedere al finanziamento per acquistare casa, oggi con la crisi che morde feroce, la situazione è tutt’altro che scontata, a causa di diversi e fondamentali fattori che impediscono a circa il 75% delle richieste di essere evase con esito positivo; vediamo quali.

In primo luogo ci sono le politiche imprenditoriali delle banche che selezionano con estrema severità il potenziale mutuatario, fino al punto di prestare denaro solo a coloro che offrono garanzie, non solo ipotecarie, ma anche reddituali di un certo livello, pena il peggioramento delle condizioni economiche del prodotto richiesto, o nella quasi totalità dei casi la non concessione del mutuo.

Questo primo aspetto si può evincere, per esempio (lo scriviamo solo per quelle persone che ancora non si sono recate in banca, in quanto chi già c’è stato sa bene di cosa parliamo), anche dal fatto che molti dei principali broker online presenti sul web, mostrano nei loro portali le migliori offerte disponibili aggiungendo poi nel fondo delle pagine piccole note che riportano le condizioni reddituali richieste per ottenere l’idoneità all’erogazione del denaro.

Di solito si parla di stipendi netti di circa 2500 euro per erogati di 100 mila euro con conseguente rata di circa 700 (20 anni di rimborso tasso fisso), e quindi un rapporto rata reddito pari a quasi quattro volte l’importo da corrispondere.

Ricordiamo però che viste le quotazioni del mercato immobiliare, non proprio basse, chiunque si rende conto che con 100 mila euro non ci si compra gran chè, specialmente nelle grandi città, e va da se quindi, che una rata doppia rispetto a quella di cui sopra, per essere sopportata dal mutuatario ha bisogno di un reddito di circa 5 mila euro mensili; ma chi se li è persi, come si suol dire a Roma?

Un secondo fattore che ci sembra alquanto rilevante, è quello che vede i loan to value sempre più bassi, a parte alcuni casi sporadici. Si tratta, per chi non è del mestiere, della percentuale finanziata dalla banca in funzione del totale valore dell’immobile; fino a poco tempo fa era consueto un 80%, e forse con l’aiuto di un mediatore si poteva arrivare al 100%, oggi quando si è fortunati si vede finanziato il 50-60%.

Tale situazione inibisce inesorabilmente le iniziative dell’aspirante proprietario immobiliare, in quanto con la situazione su descritta, è chiaro che l’acconto da anticipare al venditore aumenta a dismisura, e vista la ridotta capacità di risparmio delle famiglie italiane, questo problema è chiaro a tutti, specialmente ai giovani che di soldi da parte certamente ne hanno pochini.

Infine il terzo aspetto che fa rimanere perplessi è che anche per coloro che rientrano nella severa selezione dell’istituto, si trovano poi in sede di richiesta a dover sopportare, oltre ai classici costi d’istruttoria eccetera, anche l’onere di assicurazioni aggiuntive sulla vita che sempre più spesso hanno il sapore di veri e propri salassi, che vanno ad aggiungersi all’interesse, che per fortuna, nonostante gli spread più che raddoppiati, sono calmierati dal basso livello del costo del denaro.

C’è da dire però, su quest’ultimo aspetto, che dall’aprile prossimo per quanto riguarda le polizze aggiuntive, si dovrebbero registrare forti riduzioni dei costi, che speriamo non vengano drogati da ulteriori aumenti delle commissioni, grazie ad un regolamento emesso dall’Isvap che impone alle banche di non poter ricoprire nello spesso momento i ruoli e di finanziatore e di assicuratore, con consegunte apertura del mercato polizze mutui.

Attualmente, purtroppo la situazione è questa, anche se, per chi necessita del mutuo, tentare con una richiesta attraverso strumenti del genere, certamemte non nuoce; sono di utilizzo gratuito e non comportano nessun impegno vincolante.

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